Siamo in piena campagna canone Rai e gli spot radio-televisivi che ci assalgono in questi giorni ci ricordano sistematicamente che trattasi di una tassa obbligatoria per chiunque possieda un apparecchio Tv indipendentemente dall’utilizzo o meno dello stesso. D’altra parte è stato sempre così fin dal Regio Decreto Legge n° 246 del 21/02/1938 e non si comprende il perché si voglia interpretare la somma come un esborso legato al solo utilizzo delle frequenze delle reti pubbliche. Forse la possibilità di evadere una tassa che il sistema di riscossione della stessa concede anche a chi ne paga tante e per tutti coloro che non lo fanno spinge ad una lettura ‘di comodo’ della norma, ma fatto sta che da quest’anno i controlli saranno ancor più penetranti degli altri anni con tanto di coinvolgimento di Sky e, forse, catene commerciali.

Gli abbonati che non verseranno il canone saranno tenuti a pagarlo maggiorato degli interessi al tasso legale di riferimento e delle spese di riscossione coattiva eventualmente promosse dalle Finanze, come all’art. 1284 del Codice Civile. Per sanare la loro posizione essi dovranno utilizzare l’apposito bollettino inviato dalla Rai in allegato alla richiesta di pagamento. L’accertamento del mancato pagamento potrà essere effettuato dagli agenti della Guardia di Finanza che provvederà a comminare un’ammenda tra 103,29 a 516,45 euro. La stessa sanzione è prevista per coloro che detengono apparecchi televisivi fuori dall’ambito familiare senza essere titolare dell’abbonamento speciale ai sensi dello stesso Regio Decreto n° 246 e del D.L. n° 458 del 21/12/1944.

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