Il cuneo fiscale - l’ho scritto ieri – è un indicatore che mostra in percentuale il rapporto tra  le imposte sul lavoro e lo stipendio lordo di un lavoratore dipendente. In Italia l’ultimo dato utile – quello del 2010 – lo pone al 46,2%. Nel 2014 ci saranno a disposizione 2,5 miliardi. Come verranno ripartiti? I calcoli fatti finora lasciano un po’ il tempo che trovano, perché il mezzo scelto per aumentare la busta paga dei dipendenti è stato l’aumento delle detrazioni sul lavoro dipendente.

Il valore base – fissato per chi guadagna tra 13.001 e 15.000 euro – è stato aumentato da 1.338 a 1.510 euro. Questo valore è stato poi aumentato o ridotto dai coefficenti che si applicano alle diverse fasce di reddito e non riguarderà le pensioni, per cui la loro Irpef dovrebbe rimanere invariata – lo stesso discorso si può allargare ai lavoratori autonomi.

Il vantaggio fiscale sarebbe pari a 69 euro per chi ha un reddito inferiore a 11.000 euro, a 120 euro per i redditi tra 11.001 e 13.000 euro, a 172 euro tra i 13.001 e 15.000 euro, e così via. Sopra i 40.000 euro il nuovo meccanismo  restituisce pochi soldi. Questi sconti sono solo sulla carta. Perché bisogna considerare che queste detrazioni devono essere sommate a quelle per il coniuge ed il figlio a carico. E così se pagano già zero con le regole in vigore oggi, domani non riceveranno alcun beneficio dalle nuove regole.

Con le regole valide oggi, non si paga Irpef se si ha un reddito inferiore agli 11.000 euro e si ha il coniuge a carico (caso che riguarda più di cinque milioni di dipendenti) – che diventano 13.000 se oltre al coniuge abbiamo un figlio con meno di tre anni. Gli sconti più consistenti dovrebbero quindi riguardare la fascia tra i 15 ed i 26.000 euro che interessa 7,5 milioni di lavoratori dipendenti
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