La cedolare secca sugli affitti è un particolare regime fiscale agevolato previsto dall’articolo 3 del Decreto Legislativo numero 23/2011 per i redditi derivanti da canoni d’affitto e riservato alle locazioni degli immobili ad uso abitativo, ma utilizzabile anche da cooperative edilizie ed enti senza scopo di lucro se ricorrono determinate condizioni. Si tratta di un’imposta sostitutiva di IRPEF, addizionali comunali e regionali, imposte di bollo e registro.

Calcolo cedolare secca

Per calcolare la cedolare secca sugli affitti 2016 è necessario capire quale è la base imponibile e conoscere le aliquote di riferimento da applicare.

La base imponibile della cedolare secca sui contratti di affitto è data dalla somma delle locazioni mensili, in altre parole dal canone annuo pattuito tra locatore e affittuario. A tale base imponibile va applicata l’imposta sostitutiva sugli affitti, la cedolare secca appunto. Il carico fiscale per il locatore che ha esercitato l’opzione per la cedolare secca varia a seconda della tipologia di contratto stipulato, secondo le seguenti aliquote :

  • 10% per i contratti di locazione a canone concordato stipulati dal 2014 al 2017 (successivamente salirà al 15%). Tale aliquota si applica anche ai contratti con canone concordato stipulati per far fronte alle esigenze abitative di studenti universitari previsti dall’articolo 5, comma 2 della Legge n. 431/1998 e ai contratti di locazione stipulati nei Comuni per i quali sia stato deliberato lo stato di emergenza a seguito di eventi calamitosi;
  • 21% per i contratti disciplinati dal codice civile o a canone libero. Questa aliquota si applica anche ai contratti che non hanno l’obbligo di registrazione, ovvero quelli di durata non superiore ai 30 giorni.