La cedolare secca è un regime di tassazione facoltativo e agevolato sugli affitti che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva di IRPEF, addizionali comunali e regionali, imposte di bollo e registro. Ad introdurre questo regime fiscale e stato l’articolo 3 del Decreto Legislativo numero 23/2011.

La cedolare secca è applicabile ai redditi derivanti da canoni d’affitto per gli immobili ad uso abitativo, ma utilizzabile anche da cooperative edilizie ed enti senza scopo di lucro se ricorrono determinate condizioni.

Per esercitare l’opzione della cedolare secca, il locatore deve comunicare asplicitamente e preventivamente al conduttore tale volontà. La comunicazione può avvenire tramite lettera raccomandata oppure con l’inserimento nel contratto di apposita clausola nel contratto di locazione.
Con l’applicazione della cedolare secca il locatore rinuncia all’aggiornamento ISTAT del canone, ovvero all’adeguamento degli importi delle locazioni all’andamento dell’inflazione, per tutto il periodo di durata della locazione.

L’opzione deve inoltre essere comunicata all’Agenzia delle Entrate mediante il Modello RLI (Registrazione locazioni immobili) direttamente o avvalendosi degli intermediari abilitati, o recandosi presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Lo stesso modello deve essere utilizzato per revocare l’opzione e per rinnovarla.

Il locatore deve infatti comunicare all’Agenzia delle Entrate la proroga del contratto di locazione al termine previsto dal contratto.

In caso di omessa presentazione del modello RLI, il DL 193/2016 prevede che l’opzione non venga revocata, a patto che si possa dimostrare le volontà di mantenerla attiva, ovvero i pagamenti siano stati effettuati regolarmente e si sia compilato annualmente l’apposito quadro della dichiarazione dei redditi.
La cedolare secca non viene quindi revocata ma vengono applicate le sanzioni pari a 100 euro in caso di ritardo della comunicazione superiore a trenta giorni e da 35 euro a 50 euro per ritardi non superiori a trenta giorni