Sono due le aliquote previste dalla normativa vigente per la cedolare secca, imposta sostitutiva di quelle sui redditi da locazione (IRPEF e addizionali, imposta di registro, imposta di bollo):

  • 21% per i contratti a canone libero (i cosiddetti “4+4”, con riferimento agli anni della durata);
  • 10% per i contratti a canone concordato per tutto il 2017, dal 2018 salirà al 15%. Si tratta dei contratti stipulati sulla base di contratti-tipo definiti in sede locale tra organizzazioni dei proprietari e degli inquilini, i cosiddetti 3+2.

Il contratto a canone concordato e anche chiamato 3+2 per via della durata: prevista in 3 anni e rinnovabile per altri 2 anni.

La sua caratteristica principale è che il canone non è negoziato del tutto liberamente tra le parti, ma sulla bah base degli accordi territoriali, stipulati dalle associazioni in rappresentanza dei proprietari di case e quelle degli inquilini, che definiscono in limiti massimi pure la locazione mensile per metro quadrato, a seconda del tipo di immobile e della zona in cui esso è ubicato.
Con questi accordi vengono inoltre negoziate altre condizioni, quali le modalità della disdetta, i tempi e così via.

Sui contratti 3+2 può essere esercitata l’opzione della cedolare secca al momento della registrazione del contratto compilando il modello RLI (Richiesta di registrazione e adempimenti successivi) utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia, richiedendo la registrazione in ufficio oppure incaricando un intermediario abilitato.

Ricordiamo che nei contratti 3+2 con cedolare secca:

  • l’imposta sostitutiva sui applica Rispetto alla tassazione ordinaria (IRPEF) suo applica sull’intero canone annuale e non sul 95%;
  • non consente di applicare in dichiarazione dei redditi deduzioni o detrazioni fiscali dal reddito di locazione.
  • il canone non può essere aumentato per tutta la durata dell’opzione.