Nei prime due mesi del 2013 sono risultati 490mila i lavoratori in cassa integrazione, con una decurtazione del reddito pari a 650 milioni di euro, vale a dire 1.319 euro per addetto.
Questi i dati elaborati e resi noti lo scorso fine settimana dalla Cgil sulla base delle rilevazioni Inps relative al mese di gennaio e febbraio di quest’anno, secondo cui nel mese di febbraio sono state autorizzate 79 milioni di ore di Cassa integrazione, soprattutto nelle regione settentrionali, con un triste primato di cassintegrati nella regione Lombardia, seguita, nell’ordine, da Piemonte e Veneto.
La cassa integrazione rilevata sui dati Inps di febbraio, si legge nel rapporto Cgil, “seppur in calo rispetto al mese precedente del 10.88%”, ha fatto registrare “un aumento da inizio anno sullo stesso periodo precedente del 22,71%, con un aumento di 168.069.718 ore”.
Dal 2009, anno d’inizio della recessione tuttora in auge, le ore di cassa integrazione autorizzate sono arrivate ad ammontare a 80 milioni per mese.
Il segretario confederale Cgil, Elena Lattuada, ha sottolineato come “i numeri ci dimostrano ancora una volta che la priorità di affrontare l’emergenza alla quale dare risposta è sempre e soltanto il lavoro. Il Parlamento ed il prossimo governo devono in fretta dare priorità al tema della crescita e del lavoro”.
La Lombardia con 41.769.47 ore, corrispondenti a 121.423 lavoratori, è la regione che ricorre maggiormente alla cassa integrazione, seguita dal Piemonte con 22.269.363 ore (64.737 lavoratori). Al centro guida il Lazio con 11.192.943 ore, cioè 32.538 lavoratori, mentre al Sud è la Campania a far maggior ricorso alla Cig, con 11.645.609, cioè 33.854 lavoratori.

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