Dei commenti politici sulla vicenda Telecom Italia l’unico che esce dal coro indistinto dei preoccupati per le sorti italiche è Paolo Ferrero, il segretario di Rifondazione Comunista: “I nostri governanti stanno svendendo l’argenteria di famiglia, stanno svendendo il paese per regalarlo alle banche a cui paghiamo a tasso di usura 90 miliardi di euro all’anno di interessi. I nostri governanti non fanno gli interessi del paese ma delle grandi multinazionali e dei loro amici banchieri”.

Per il resto non si può fare a meno di rilevare che per una volta i due principali azionisti del governo di larghe intese sono d’accordo: Enrico Letta deve andare in Parlamento a riferire. Su che cosa non si capisce bene. Il governo Letta dovrebbe avere ancora la mitica golden share e dovrebbe utilizzarla per ottenere le assicurazioni di Telefonica su livelli di investimenti ed occupazione. Perché il problema principale dell’ex-monopolista delle telecomunicazioni è il debito monstre creato da chi si è passato il controllo dell’azienda a partire dall’Opa di Olivetti.

Matteo Colaninno e soci lanciarono la loro offerta prendendo in prestito i soldi dalle banche – si parlò di 61.000 miliardi di lire. Quel denaro finì per appesantire i conti della Telecom. I successivi passaggi di controllo sono avvenuti nello stesso modo, con un effetto a valanga sui debiti del gruppo – e di cui la politica non si è mai occupata fino ad ora. Il debito del nostro ex-monopolista è ancora più pesante se si considera che il settore in cui opera richiede investimenti pesanti…

Secondo il presidente del Consiglio di Gestione di Intesa SanPaolo, Gian Maria Gros-Pietro -: “Telecom, come tutte le società che hanno un contenuto reale, può trarre giovamento dalla presenza rafforzata da un operatore internazionale che è uno dei primi al mondo”. Un giudizio simile a quello della Confindustria – che però non è direttamente una parte in causa come Intesa SanPaolo. Secondo il direttore generale Marcella Panucci: “L’operazione Telefonica – Telecom e’ uno snodo molto importante per il nostro futuro industriale”. Bisogna continuare a promuovere la concorrenza. E soprattutto devono essere sfruttate al massimo le potenzialità delle reti di nuova generazione – per cui bisognerà vedere i piani di sviluppo della Telefonica.

I sindacati sono già sul piede di guerra, perché se Telefonica ripetesse quanto fatto in casa, si rischia il taglio di 16.000 posti di lavoro. La stima è stata fatta ipotizzando che l’ex-monopolista spagnolo adotti per Telecom lo stesso modello di esternalizzazione del Call center e dell’Information Technology che ha usato in casa propria. Ovviamente i sindacati vogliono anche vedere i piani dell’azienda per capire cosa intende fare in futuro. Per questo chiedono un tavolo istituzionale con il governo sul tema. Anche perché siamo l’unico paese che sta facendo una scelta così importante senza aver compiuto il minimo dibattito politico… Tanto per cambiare… Per esempio non si sa nulla su quello che succederà alla rete…