Con il famigerato credit crunch, è aumentata esponenzialmente la richiesta di carte di credito revolving alle banche italiane. Peccato che questi aggeggi abbiano una controindicazione pesante: secondo l’ultimo Osservatorio SuperMoney questi carte di pagamento rappresentano il 46% delle domande presentate a Visa, MasterCard e American Express – contro il 35,84% delle carte di credito e il 20,88% di quelle prepagate.

Ripeto per i pochi che non lo sanno: questi prodotti permettono di rateizzare nel tempo i propri acquisti, e rappresentano una sorta di prestito che la banca concede al titolare della carta.

Questa forma di finanziamento è più agevole da ottenere dei prestiti tradizionali, per cui non bisogna richiedere alcuna autorizzazione specifica per ogni singola operazione. Come abbiamo detto, questa comodità si paga cara.

Secondo un comunicato ufficiale della Banca d’Italia, il Taeg medio tra luglio e settembre è pari al 17% per gli importi superiori ai cinquemila euro e del 12,13% per somme superiori. Più dei normali prestiti finalizzati all’acquisto di un computer, una vacanza, ecc. ecc.: che sono pari al 12% e al 10,15%.

Questa stangata non sembra spaventare gli italiani presi dalla crisi. Se guardiamo ai dati regionali, la regione più virtuosa è il Friuli Venezia Giulia che con le revolving spendono in media solo 424 euro mensili. All’estremo opposto il Molise con una spesa media di 1.127 euro – il doppio della media nazionale -, seguita da Trentino Alto Adige (893 euro al mese) e Calabria (781 euro).

photo credit: Fosforix via photopin cc