Sabato prossimo, primo marzo, scatta l’aumento dell’accisa sulla benzina e sul gasolio.
Un aumento di 0,24 centesimi al litro (che con l’Iva al 22% diventano 0,2928 centesimi) previsto dal cosiddetto “Decreto del fare” approvato nel giugno dello scorso anno dal governo Letta e che dovrebbe garantire un gettito di 75 milioni di euro da destinare ad una serie di misure finalizzate al rilancio dell’economia italiana come la nuova legge Sabatini, il rilancio della nautica e del sistema portuale e la conferma del credito d’imposta per il settore cinematografico.
Per una famiglia italiana che percorre circa 15mila chilometri all’anno, secondo la Cgia di Mestre, l’aumento medio annuo sarà di 13 euro se l’auto è alimentata a benzina e di 17 euro se a gasolio.

“Si tratta di una misura di politica economica vecchia come il cucco, che ci aspettiamo sia annullata dal Governo Renzi” ha ricordato ieri Codacons in un comunicato.
“È ora di finirla di considerare gli automobilisti come polli da spennare e cominciare a tassare nel rispetto del criterio della capacità contributiva: insomma, più hai più paghi, non più viaggi più paghi, visto che ormai non si viaggia più per piacere ma per lavoro”, si legge nella nota.
“Peraltro il gettito previsto per questa misura è talmente basso che certo non ne risentiranno le casse dello Stato” e “sarebbe una bella novità – ha aggiunto l’associazione dei consumatori – se il nuovo Governo attuasse finalmente un provvedimento promesso da oltre 10 anni, un meccanismo che sterilizzi l’aumento dei prezzi dei carburanti evitando che la doppia tassazione accise+Iva si traduca in una stangata eccessiva a fronte di aumenti del petrolio“.

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