“Da un anno a questa parte il prezzo dei carburanti è aumentato mediamente di 30 centesimi/litro, ossia del 20 %; di questi 30 centesimi, 9 sono dovuti all’aumento del petrolio, 21 all’aumento delle imposte, come a dire che il 70 % della responsabilità degli aumenti è da attribuirsi alle maggiori tasse. Abbiamo le imposte sui carburanti più alte dell’intera Europa comunitaria e, di conseguenza, il più alto prezzo” denuncia Luca Squeri, presidente nazionale della Figisc, l’associazione di categoria dei gestori di impianti di distribuzione carburanti aderenti a Confcommerico Imprese per l’Italia.

La richiesta del presidente Figisc 

“L’esito di questa situazione è sotto gli occhi di tutti” prosegue il presidente Figisc “i consumatori, le famiglie, le imprese – già provate dalla lunga crisi – sono sgomente, la maggiore voce che contribuisce all’inflazione è il prezzo dei carburanti, i benzinai stanno letteralmente agonizzando sotto i colpi dei crescenti costi di gestione, dell’esaurimento delle linee di credito, della forte contrazione dei consumi e delle politiche commerciali di un settore che è esso stesso in crisi, dalla raffinazione alla distribuzione.”

 “Senza un’inversione di rotta si rischia un cortocircuito definitivo dei consumi delle famiglie e dell’economia delle imprese, con la messa sul lastrico di decine di migliaia di operatori del settore e dei loro dipendenti.” dichiara Squeri “Il Governo affronti questa emergenza nazionale rivedendo la sua politica fiscale su questi consumi necessari a garantire la mobilità del Paese: riduca il peso delle accise sui carburanti, diminuendole di almeno 10 centesimi/litro, ovvero ripristinando la situazione ante 7 dicembre 2011, quando fu deciso l’aumento in un solo giorno di 10 centesimi per la benzina e di 14 per il gasolio”.

 “Non vi sono alternative realistiche per abbassare i prezzi” conclude la Figisc “se non agendo sulle cause che hanno determinato questa situazione. E se qualcuno pensasse che lo stesso risultato si può ottenere agendo sui margini della distribuzione (che, al netto, non valgono più di 2,5 centesimi/litro) o che si tratti semplicemente di aumentare una concorrenza che è già oggi spinta all’estremo (ed è la ragione per cui i gestori stanno soccombendo), abbia allora il coraggio di ritornare al prezzo amministrato od al prezzo imposto, ma, in ogni caso, ad un prezzo che non potrà certo essere quello che oggi sta mettendo in ginocchio consumatori e gestori.”