Le obbligazioni strutturate sono dei titoli di debito il cui rendimento viene determinato in tutto o in parte dall’andamento di una certa attività. Si può trattare dell’andamento di un’azione o di un paniere di questi titoli, dall’andamento di un tasso di interesse – come l’Euribor -, dalle oscillazioni di un indice azionario, dal prezzo di materie prime… Il rendimento può essere direttamente o inversamente proporzionale all’andamento del sottostante e può influenzare il tasso di interesse a cui vengono remunerati questi bond, oppure portare ad un guadagno in conto capitale al momento del rimborso dell’obbligazione.

La loro maggiore complessità li rende strumenti che incorporano un maggior livello di rischio rispetto alle normali obbligazioni. Un esempio di questo tipo di obbligazioni sono le reverse floater. La loro cedola è legata a un tasso di mercato, ma funzionano “al contrario”, ovvero il rendimento dell’obbligazione sale se il tasso di riferimento scende e viceversa – e ovviamente chi emette queste strumenti sceglie in genere a proprio vantaggio. Si tratta insomma nella stragrande maggioranza di prodotti che convengono solo a chi li vende. Spesso si attirano compratori con trucco di offrire cedole molto ricche nei primi due o tre anni di vita del titolo.

Un altro prodotto simile è la reverse convertible, che funziona con lo stesso principio del prodotto precedente, solo che il rendimento di riferimento è quello di un azione o di un indice azionario. Elencare tutti i tipi di obbligazioni strutturate esistenti è praticamente impossibile, in considerazione dell’offerta di nuovi prodotti che gli intermediari continuamente propongono.

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