Cancellata la Web Tax.
Ad annunciarlo il premier Matteo Renzi via Twitter venerdì sera, a termine del quarto Consiglio dei Ministri del neonato Governo.
La norma introdotta alla fine dello scorso anno prevedeva l’apertura della Partita Iva, attraverso la quale far transitare tutte le proprie operazioni finanziarie, per ogni azienda intenzionata ad operare online in Italia e all’interno del cosiddetto Decreto SalvaRoma in discussione venerdì sera c’era anche il rinvio al primo luglio della sua entrata in vigore: decaduto il Decreto SalvaRoma, invece, l’obbligo della Partita Iva sarebbe scattato già da sabato scorso, primo marzo.
L’esecutivo Renzi, come preannunciato, ha preferito così la cancellazione della norma, senza escludere una sua ridiscussione ma, come ha sottolineato nel suo tweet lo stesso premier, in un contesto europeo dove al centro del dibattito ci sia un vero e proprio regime fiscale comunitario.

Critico, sempre via Twitter, il promotore del provvedimento Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio alla Camera.
Nel suo tweet di replica a Matteo Renzi Boccia sostiene che il presidente del Consiglio “ha sì mantenuto la parola, ma con gli Over the Top” che “potranno così continuare a operare in un regime di concorrenza sleale, a discapito delle altre aziende che pagano regolarmente le tasse nel nostro Paese”.
Il parlamentare Pd fa poi riferimento “ai 137,9 milioni di euro che, con la procedura di ruling in vigore dal primo gennaio, arriveranno nelle casse dello Stato nel 2014, cifra tra l’altro già bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato. Si tratta di quasi 138 milioni a fronte dei 6 milioni pagati nel 2013 da tutte le multinazionali del web nel loro complesso“.

Di tutt’altro avviso i 5 Stelle: “l’abrogazione, all’ultimo momento utile, della Web Tax da parte del Consiglio dei Ministri è un atto non solo giusto, ma inevitabile, dal momento che l’entrata in vigore della norma avrebbe causato all’Italia non solo problemi ma, con tutta probabilità, una procedura d’infrazione Ue”, si legge in una nota del gruppo del Movimento alla Camera.

L’obbligo della Partita Iva per le aziende operanti online in Italia introdotto nella legge di Stabilità mirava a contrastare l’evasione fiscale via Internet e difendere la concorrenza sul mercato interno.
È stata infatti ribattezzata ‘Google Tax’ fin dalla sua prima stesura proprio perché ideata per colpire i giganti del Web, coinvolti ormai in diversi episodi di evasione fiscale su scala internazionale (e capaci di dare vita ad una delle lobby più importanti nell’economia odierna).

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