Una legge del 2002 aveva stabilito la possibilità di convertire le vecchie banconote e monete metalliche in lire fino alla fine di febbraio del 2012. Il governo Monti con il suo famigerato decreto Salva Italia aveva anticipato questo termine di tre mesi e aveva stabilito che il relativo controvalore fosse versato tra le entrate del bilancio dello Stato per essere riassegnato al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.

Il quadro è recentemente cambiato perché la Corte Costituzionale ha accolto il ricorso di un gruppo di risparmiatori, dichiarando illegittimo il provvedimento del governo Monti. Come spiega Elio Lannutti dell’Adusbef, questa sentenza offre la possibilità di poter cambiare negli sportelli della Banca d’Italia tutte le banconote e monete in lire che si possono ancora avere a disposizione – l’elenco completo lo trovate su questa pagina.

Secondo la Corte “nemmeno la sopravvenienza dell’interesse dello Stato alla riduzione del debito pubblico, alla cui tutela è diretto l’intervento legislativo nell’ambito del quale si colloca anche la norma denunciata, può costituire adeguata giustificazione di un intervento così radicale in danno ai possessori della vecchia valuta, ai quali era stato concesso un termine di ragionevole durata per convertirla nella nuova“. La sentenza continua affermndoa che “nel caso in esame non risulta operato alcun bilanciamento fra l’interesse pubblico perseguito dal legislatore e il grave sacrificio imposto ai possessori di banconote in lire, dal momento che l’incisione con effetto immediato delle posizioni consolidate di questi ultimi appare radicale e irreversibile, nel senso che la disposizione non lascia alcun termine residuo, fosse anche minimo, per la conversione“.

Di quanti soldi si tratta? Secondo alcune stime ci sono ancora banconote e monete non convertite per una somma compresa tra gli 1,5 ed i 2 miliardi di euro. Per cambiare monete e banconote ci sono ancora poco meno di tre mesi.