Si aspettava da tempo la visione dello spread in calo, non una diminuzione temporanea dell’indice ma l’espressione vera e propria del cambiamento politico ed economico in atto. Adesso quel momento sembra arrivato, almeno per l’Italia che ha reagito molto bene anche al downgrade dell’agenzia S&P’s. Sebbene la borsa di Milano sia su un altalena e dopo una partenza esplosiva subisca uno scivolone di un punto percentuale chiudendo a -0,3 per cento, lo spread non segue queste dinamiche.

Forse è anche merito di Mario Monti che nell’ultimo incontro con Cameron ha sottolineato sì la necessità di accordarsi per avere un mercato unico ma ha anche detto di voler recuperare la fiducia degli investitori. Peccato che i nostri listini siano sempre minacciati dal downgrade.

Alcune agenzie di rating, per esempio, hanno detto di voler seguire l’esempio della Standard&Poor’s e abbassare di due tacche il rating dell’Italia. Minacce che però non influiscono sullo spread. La flessione dell’indice continua.

La distanza tra i Btp italiani e i Bund tedeschi adesso si aggira intorno ai 465 punti, ben al di sotto di quei 500 punti considerati da più parti come soglia critica. In calo anche i rendimenti dei titoli decennali italiani fermi al 6,379 per cento.

I titoli quinquennali rendono il 3,539 per cento.