Il lavoro compiuto lo spiega Gabriella Alemanno, vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate. L’aggiornamento dei valori catastali delle microzone della Capitale è stato ”fatto tutto da noi anche se condiviso con i tecnici del Comune. Ora arriveranno i 178.000 accertamenti: sono stati mandati alla posta, che curerà la lavorazione e l’invio delle buste ai singoli contribuenti, operazione che verrà conclusa entro il 2013 perché così avranno effetto dal 2014. Non hanno effetto retroattivo e non saranno quindi chiesti arretrati d’imposta. Ma l’aspetto più interessante è che è stato fatto un lavoro molto puntuale dai tecnici dell’ufficio di Roma, con sopralluogo esterno su ogni fabbricato e verificando poi le singole planimetrie”.

L’operazione è partita nel 2010, quando il comune di Roma ha deciso di sfruttare una delle possibilità consentite dalla legge Finanziaria relativa al 2005: operare una revisione massiccia delle unità immobiliari, in caso di “scostamento significativo nella misura superiore al 35% tra valore medio di mercato e valore medio catastale” – le parole sono sempre di Gabriella Alemanno (mentre i dati vengono, dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’agenzia del Territorio e riguardano il secondo semestre 2004).

La revisione per interi quartieri o singoli immobili ha riguardato centinaia di comuni (esattamente 370), come Milano, Torino, Genova… ma finora l’incremento delle rendite catastali aveva prodotto un extra-gettito al massimo di 43,7 milioni di euro – il caso di Milano. Con Roma la cifra è molto più consistente: ben 123 milioni di rendite catastali in più.

E’ il risultato del fatto che il centro cittadino della Capitale contiene 235.000 unità immobiliari, e della scomparsa della categoria A5 (ultrapopolari) e la riduzione del numero di abitazioni in A4 (popolari) e A3 (economiche) con passaggi alla categoria superiore e in alcuni casi anche nella A1 (signorili) – ma anche nel 5% dei casi una diminuzione dei valori catastali.

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