La congiuntura storica, si sa, non invita i risparmiatori ad investire nel mattone. Dopo un periodo di tassi relativamente bassi, infatti, c’è stata una nuova impennata dei prezzi dei mutui. Al di là delle agevolazioni di cui è possibile fruire, che variano in base alla condizione dei mutuatari, vediamo come si calcola il tasso d’interesse.

Calcolare il tasso d’interesse applicato al proprio mutuo consente di avere un’idea chiara delle rate e quindi del piano d’ammortamento. Quest’ultimo documento, in genere, presenta da un lato l’entità della rata al netto delle spese, dall’altro la quota d’interessi corrisposta contestualmente.

In questo periodo, chi compra una casa, opta per un tasso variabile, conveniente almeno in previsione di un rialzo moderato dei tassi. I più previdenti scelgono i mutui a tasso variabile con il cap e la possibilità di convertire il mutuo al tasso fisso in ogni momento.

Il tasso variabile, cambia sulla base della data di stipula del contratto di mutuo, infatti è ancorato all’Euribor: un indice del mercato finanziario. A questa quota percentuale si aggiunge lo spread, che è il guadagno della  banca. Il dato oscilla tra l’1 e il 3 per cento, ma nel caso dei tassi variabili, la banca tende a tirare al massimo questo indice per raggiungere profitti maggiori.