Possiamo essere d’accordo o no, ma come gli aspiranti lavoratori cercano informazioni sulle aziende online, allo stesso modo i cacciatori di teste sbirciano i profili sui social network. Ecco uno studio americano. Le tecnologie hanno fatto evolvere il mondo del lavoro non soltanto nella direzione dell’automazione e della telematizzazione di alcuni servizi, ma hanno modificato anche la relazione tra gli aspiranti lavoratori e i cacciatori di teste. Cerchiamo di capire come.

Non è un segreto che molti lavoratori si documentano su internet in relazione all’azienda nella quale vorrebbero essere impiegati. Si sbirciano le attività, i partner, la filosofia e la mission. Ma anche le aziende trovano nella rete un pozzo di informazioni interessanti.

Lo rivela o meglio lo conferma uno studio pubblicato sul Journal of Applied Social Psychology: i cacciatori di teste cercano di capire dai profili social dei candidati, il loro modo di essere, quelle informazioni che talvolta sono celate dai curriculum.

In particolare si cerca di capire se i candidati abusano di alcol e droghe o se inseriscono nel curriculum vitae delle bugie relative alla loro personalità. Su Facebook, infatti, è facile indicare ciò che si tollera e ciò che non si sopporta.

Per tutelarsi i lavoratori possono: non scrivere opinioni sul mondo del lavoro sui profili social, oppure modificare il settaggio della privacy.