Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato del boom a novembre delle aperture di partite Iva. Il motivo era evidente, ci si voleva garantire la possibilità di continuare a godere del vecchio regime dei minimi, più conveniente di quello entrato in vigore il primo gennaio 2015. Oggi ritorniamo sull’argomento perché da qualche giorno è scoppiata la guerra contro le false partite Iva.

Le stime parlano di 5,5 milioni di partite Iva attive. Di queste una parte sostanziosa – circa tre milioni – sono rappresentate da lavoratori autonomi o professionisti senza dipendenti. Un’area piuttosto vasta che nasconde zone grigie e nere, perché tra loro ci sono 750.000-800.000 soggetti che hanno un solo cliente. Di questi si stima che il 35-40% nascondano dei rapporti di lavoro di tipo subordinato. Sarebbero quindi finte 350-400.000 partite Iva.

Ora a controllare questa situazione ci saranno gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps, che agiranno in base alla legge Fornero sul lavoro del 2012. Il 31 dicembre dello scorso anno è infatti terminato il periodo di monitoraggio previsto sui controlli relativi alle mono-committenze. E quindi da quest’anno può scattare  la presunzione automatica della subordinazione.

Ci sono tre indicatori,  e basterà rilevarne due, per far scattare la presunzione: la presenza di una postazione di lavoro fissa presso la sede del committente, la soglia dell’80% di corrispettivi dalla stessa fonte per due anni consecutivi, la durata della collaborazione superiore agli otto mesi negli ultimi due anni. Questa presunzione per scattare necessita anche del fatto che le partite Iva non abbiano un ordine o elenco. Finito questo periodo di monitoraggio, gli ispettori potranno decidere in modo automatico la trasformazione in un contratto di collaborazione coordinata e continuativa o anche in un contratto dipendente a tempo  indeterminato.

Resta ancora sullo sfondo il tema dei professionisti o free lance che non sono iscritti ad alcun albo o registro: al rischio d’impresa bisogna aggiungere la contribuzione record al 30,72%, senza aver diritto a tutele o welfare. Non è un caso che tanti di loro siano alla ricerca di altri impieghi. Ma non è certo il momento ideale per trovare lavoro in Italia.

(Photo credit by Pixabay)