Uno studio realizzato da Umana in collaborazione con JobPricing ha preso in esame la retribuzione annuale lorda (Ral) – ovvero senza le parti variabili – di 140.000 lavoratori dipendenti appartenenti a diversi settori. Facevano parte del campione sia i baby boomers – ovvero le persone nate tra il 1946 e il 1964 -, la Generazione X – nati tra il 1965 e il 1980 – la Y – nati dopo il 1981. Il raffronto delle retribuzioni fa emergere un Generation Gap, ovvero il differenziale nello stipendio per la medesima posizione o settore di impiego in rapporto all’età.

Questo Un fenomeno si spiega con la legislazione contrattuale – ovvero la previsione di scatti legati all’anzianità, e il peso attribuito dalle aziende all’esperienza stessa. L’andamento della Ral vede la Generazione Y a 24.233 euro, quella X a 29.867 per la X e i Baby boomers a 32.704 euro. Su queste differenze pesano per oltre il 60% la fase di ingresso e uscita. Questa differenza media è il risultato di significative differenze nei diversi inquadramenti. Gli impiegati under 35 ad esempio guadagnano molto meno dei loro colleghi più anziani. Fra un operaio della Generazione X e uno della Y ci può essere uno scarto di 2.400 euro lordi all’anno, mentre tra un quadro a inizio e fine carriera ci può essere uno scarto che supera gli 8.300 euro – mentre fra i dirigenti si superano i 20.000. La forbice retributiva aumenta nel settore dei servizi finanziari, mentre è minore nell’agricoltura.

Per la presidente di Umana Maria Raffaella Caprioglio,  ”Il sistema italiano sembra premiare l’esperienza, rischiando di penalizzare le risorse più giovani. Si sono compiuti passi avanti verso la modernizzazione del lavoro, ma molto ancora si può fare per limitare il Generation Gap a una dimensione fisiologica, in linea con quasi tutti gli altri Paesi europei. Credo si debba lavorare molto sulla contrattazione di secondo livello, prestando maggiore attenzione al merito, alle competenze e ai giovani che si affacciano a un mondo del lavoro“.