Quando si compra un apparecchio tecnologico si paga un contributo per lo smaltimento, che consente agli utenti di non pagare prezzi addizionali quando decidono di liberarsi della televisione del vecchio computer e quant’altro. Adesso quello dei rifiuti tecnologici sta diventando un vero business. 

Oggi le società che si occupano dello smaltimento dei rifiuti sono sempre in un numero maggiore e  molte s’impegnano anche in attività di riciclo delle apparecchiature elettriche.

Un’attenzione, quella alla tecnologia e all’ambiente che però consente agli operatori del settore di mettersi in tasca anche un bel po’ di utili. Un mercato che – secondo gli analisti – è decisamente in crescita, aiutato anche dal momento di debolezza dell’economia che non riesce a gestire tutti i servizi e dalle nuove leggi che regolano queste pratiche.

Le apparecchiature elettriche non possono essere depositate nei cassoni tradizionali dell’immondizia ma vanno a finire in una discarica in cui si separano le materie prime che le formano o alcuni componenti specifici. Il fatto è che visto il momento di crisi e visti i vincoli legislativi, molte discariche tecnologiche pensano ad aggiustare o rivendere i rifiuti tecnologici.

Per capire il guadagno che può esserci in questo business è sufficiente considerare che in Europa, ogni anno, sono buttate nel secchio 10 milioni di tonnellate di prodotti tecnologici e il riuso dall’attuale 20% dovrebbe essere portato entro il 2020 all’80%.