Prima giornata del summit straordinario di Bruxelles sul budget comunitario 2014-2020 senza vincitori né vinti. I leader dei 27 Paesi dell’Unione Europea riprenderanno la discussione oggi a metà in modo da dare il tempo necessario per analizzare il nuovo testo di compromesso proposto dal presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy. “La proposta che ho messo sul tavolo è di un budget moderato – ha detto Van Rompuy -  per fare di più con meno soldi. Bisogna quindi essere ragionevoli e realistici. Non dobbiamo scordare che questo bilancio è valido per il resto del decennio, quindi deve essere orientato al futuro. La mia proposta si focalizza su lavoro e crescita in ogni regione e in diversi settori economici, sulla ricerca e l’investimento”.
Il presidente francese, Francois Hollande, ritiene ancora “eccessiva” l’entità dei tagli previsti dalla nuova proposta di compromesso. In particolare secondo la nuova bozza ammonterebbe a circa 17,8 miliardi di euro la riduzione delle risorse dedicate alla Politica agricola comune rispetto ai tagli per 25,5 mld della prima proposta.  La minore riduzione delle risorse per la politica agricola (e per le politiche di coesione) risulta compensata da riduzioni per i finanziamenti per innovazione, ricerca, grandi infrastrutture e politica interna. Il cancelliere tedesco Angela Merkel non ha nascosto che le posizioni sono ancora lontane e “c’è ancora molta strada da fare nonostante qualche progresso”.

Monti: segnali di attenzione, ma non siamo costretti a trovare accordo al primo tentativo

Non si è voluto sbilanciare il premier italiano Mario Monti che all’uscita dal vertice ha sottolineato i “segnali di attenzione” alle istanze italiane che sono contenute nella nuova bozza presentata da Van Rompuy. Monti ha rimarcato che l’Italia è tra i paesi favorevoli a lasciare invariato il volume totale del bilancio, mentre altri paesi vorrebbero ridurlo ulteriormente (in primo luogo la Gran Bretagna, ndr).L’Italia pertanto si riserva di valutare con la giusta attenzione i dettagli della nuova proposta ma è pronta a bocciarla nel caso la ritenesse “significativamente insoddisfacente”. Il premier italiano ha concluso che se non ci sarebbe un accordo non sarebbe un dramma, “è un negoziato molto complesso, che avviene ogni sette anni, e credo non sarebbe la prima volta che non si chiuderebbe al primo tentativo anche perché è una decisione che deve essere presa all’unanimità, quindi occorre che siano d’accordo tutti i paesi”.