Alla fine di marzo, il presidente dell’Inps Antonio Mastropasqua ha inviato una lettera ai ministri dell’Economia e del Lavoro – ovvero Vittorio Grilli ed Elsa Fornero. La storia non è nuova, e fino ad ora i due ministri dimissionari hanno sempre sostenuto che i conti dell’Inps non destano alcuna preoccupazione.
Il capo del più grande ente previdenziale d’Europa fa un discorso diverso: la fusione dell’Inps con Inpdap ed Enpals – il primo si occupava degli statali ed è in perdita per miliardi di euro, mentre il secondo riguardava i lavoratori dello spettacolo – sta minando i conti dell’ente che li ha inglobati.

E per spiegarlo usa le parole della Corte dei Conti relative al bilancio statale preventivo del 2012: il patrimonio netto dell’Inps “è sufficiente a sostenere una perdita per non oltre tre esercizi” – ovvero fino al 2015. E il governo da allora avrebbe continuato a tagliare i trasferimenti. Se a questo si aggiungesse un ulteriore rallentamento dei pagamenti, l’ente pensionistico avrebbe difficoltà a pagare le pensioni in tempo a breve.

Il problema è che la Pubblica Amministrazione - a tutti i livelli – da anni non paga – o in parte – i contributi previdenziali per i suoi dipendenti. Insomma, oltre ai debiti nei confronti dei fornitori, ci sono anche quelli che lo Stato ha con sé stesso.

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