A livello europeo, le istituzioni si preoccupano della stabilità dei mercati dei paesi che fanno parte dell’Unione, ma curano anche il rapporto con i cittadini, tanto da intervenire su tematiche finanziarie che interessano i privati.

Uno degli argomenti affrontati da Bruxelles, per ridonare fiducia agli investitori del Vecchio Continente, è la trasparenza degli estratti conto.

Questi contenuti, inviati periodicamente ai correntisti, sono spesso farciti di voci poco chiare. I contratti, in più, non sono sempre trasparenti e per un servizio identico, le tariffe applicate dai vari istituti sono differenti.

L’indice dunque, è puntato contro gli istituti di credito e per questo il dialogo è scandito ormai a suon di ultimatum.

Adesso Bruxelles avverte: ci sono soltanto due mesi per cambiare le regole, altrimenti le soluzioni arriveranno dall’alto.

Quel che si chiede alle banche è un codice di autoregolamentazione che inietti una dose di trasparenza nel rapporto tra gli istituti di credito e i cittadini.

Questi ultimi, ecco l’obiettivo, devono diventare consapevoli delle tasse che pagano per la gestione e il mantenimento del proprio conto corrente. In più devono essere al corrente delle differenze di prezzo che per lo stesso servizio sono applicate dai concorrenti europei.

L’esempio classico che si fa è quello del prezzo del conto corrente in Italia e nel resto dei Paesi dell’Unione.