I disastri ecologici possono portare grane alle aziende coinvolte ma in alcuni casi non sono sufficienti a determinarne il tracollo. E meno male, direbbe qualcuno. Ecco cos’è successo, per esempio, ai conti della British Petroil. Era il 2010 quando la piattaforma Deepwater Horizon della British Petroil esplodeva nel bel mezzo del Golfo del Messico. Un incidente che oltre a causare la morte di 11 dipendenti della compagnia, ha determinato la fuoriuscita di un enorme quantitativo di greggio nel Golfo.

Per un bel po’ di settimane i tecnici hanno studiato il sistema per mettere un tappo alla falla. Intanto, nella sede inglese, la compagnia stimava i danni economici del disastro ambientale. Il 2010, infatti, si chiuse per la BP con una perdita pari a 4,9 miliardi di dollari.

E’ bastato un anno e le scuse della compagnia per vedere di nuovo i conti della BP in attivo. Il 2011 ha potuto beneficiare del rincari del prezzo del petrolio. In più sono stati dismessi alcuni importanti impianti. A conti fatti, è il caso di dirlo, gli utili netti del 2011 sono stati pari a 23,9 miliardi di dollari.

Anche i ricavi hanno subito un aumento. Nel 2010 erano pari a 84 miliardi di dollari, nel 2011 la cifra in questione è salita a 96,34 miliardi.