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Proseguono in deciso calo gli indici statunitensi questo pomeriggio dopo l’asta spagnola di questa mattina e in scia al calo delle borse europee. Il Dow Jones Industrial Average cede l’1,22%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un -1,7% e l’S&P 500 un -1,2%. In Europa il Ftse 100 di Londra ha terminato le contrattazioni a -2,31%, mentre il Dax di Francoforte ha fatto registrare un -2,85% e il Cac di Parigi un -2,81%. Brutta battuta d’arresto per i listini europei che ampliano le perdite nel finale di seduta. Gli investitori ora iniziano a dubitare sulla prosecuzione del trend rialzista in atto da gennaio. La propensione al rischio era venuta meno nel corso dell’ultima settimana in scia alle tensioni sulla Spagna che oggi hanno trovato conferma nelle aste a medio lungo termine di questa mattina. La sensazione è che la correzione possa continuare anche nelle prossime sedute. Non è riuscito a migliorare il sentiment il presidente della Bce, Mario Draghi, nella conferenza stampa successiva all’annuncio dei tassi (fermi all’1%). Il numero uno dell’Istituto di Francoforte ha dichiarato che è prematuro parlare di exit strategy e che la Banca centrale ha fatto tutto il possibile per ristabilire la calma sui mercati. Ora il testimone passa ai governi.

Italia: Ftse Mib amplia perdite nell’ultima parte di seduta

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in calo del 2,42% a 15.245 punti. Chiusura in pesante calo per tutti i bancari, con Banco Popolare che ha perso il 4,8% mentre Intesa SanPaolo l’1,6%. Male anche gli industriali, con  Finmeccanica che ha chiuso a -6,62%. Pesanti anche Unipol (-8,8%) e Fondiaria Sai (-6,2%). Non riesce a tenere il segno più Telecom Italia (-1,1%) dopo le voci di valutare lo scorporo dell’azienda.

Valute: euro/dollaro colpito dall’asta spagnola

Tra le valute, prosegue il deprezzamento della moneta unica questo pomeriggio dopo la conferenza della Bce. Il cambio è ora a 1,3130, dopo aver toccato un minimo dal 16 marzo a 1,3107. Rivediamo l’area di supporto a 1,3050-1,30, mentre la resistenza passa per 1,32. Riduce le perdite il dollaro statunitense contro lo yen dopo il forte apprezzamento di ieri in scia alle minute del Fomc. Gli investitori non sembrano guardare ai dati macro Usa di oggi risultati in linea con le attese. Le attenzioni si concentrano ora sui dati del mercato del lavoro di venerdì, che potrebbero portare ulteriore volatilità sui cambi alla luce delle considerazioni della Fed. Il cambio si collloca a 82,35 e il primo livello al ribasso si colloca a 82-81,60, mentre la resistenza passa per 83,00, livello testato nella tarda seduta di ieri.

Macro: Adp fanno ben sperare per non farm payrolls

Sul fronte macro, Il dato sulle stime Adp dei nuovi posti di lavoro del settore privato dell’economia Usa a marzo ha mostrato un rialzo di 209.000 unità, in linea con il consenso degli analisti. Rivisto al rialzo di 14.000 unità il dato di febbraio. Particolarmente positivi i dati del comparto dei servizi (+164.000 unità), contro la crescita di 45.000 unità del comparto dei beni. Bene anche il contributo del comparto manifatturiero (+23.000 unità). I dati odierni sembrano confermare il buon momento del mercato del lavoro statunitense, in costante crescita negli ultimi 4 mesi. Le stime Adp forniscono anche una buona indicazione in vista dei dati sui non farm payrolls di venerdì. Le premesse a nostro avviso sono per un miglioramento intorno alle 200.000 unità. La sensazione è che qualche miglioramento ci possa essere anche dal punto di vista del tasso di disoccupazione che lo scorso mese è rimasto fermo all’8,3%. L’Ism dei servizi di marzo si è attestato a 56 punti dai 57,3 di febbraio. Nonostante il rallentamento di questo ultimo dato, le prospettive del comparto terziario rimangono ben al di sopra della soglia dell’espansione.

Titoli di Stato:  spread Btp-Bund ai massimi da fine febbraio

Sul fronte governativo, come atteso segnali deludenti dalle aste spagnole odierne. I rendimenti sono saliti lungo tutte e tre le scadenze, in particolare sulla scadenza 2016 e la domanda è stata particolarmente bassa, fatta eccezione per il decennale. L’effetto era abbastanza scontato viste le tensioni delle ultime due settimane e il rialzo dei tassi sul mercato secondario. Sarebbe stata una sorpresa se i tassi fossero stati in linea con le ultime emissioni. Intanto lo spread Btp-Bund si è allargato a 350 punti base questa pomeriggio in scia con le tensioni sui mercati azionari e alle tensioni sulla Spagna. Ottimo dato sul deficit/Pil italiano che nel 2011 si è attestato al 3,8% dal 4,2% del 2010. Bene anche il saldo primario di bilancio che nel 4° trimestre ha mostrato una crescita.

Commodity: scorte Usa pesano su calo petrolio

Tra le commodity, altra seduta di forte calo per l’oro, con il prezzo spot che ora inizia a vedere il supporto psicologico a 1.600 dollari/oncia, a 1.615 dollari. Il prossimo livello al ribasso passa per 1.559 anche se ci si attende un rimbalzo prima che possa arrivare a questi livelli.  Torna ai minimi da fine gennaio il petrolio con il prezzo spot che si attesta ora a 101,20 dollari/barile. A pesare sul prezzo dell’oro nero sono i dati sulle scorte Usa salite oltre le attese (+9 milioni di barili) la scorsa settimana.

Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy