Venerdì scorso, in modo unilaterale l’agenzia di rating americana Standard&Poor’s ha declassato nove paesi tra cui l’Italia, la Francia e la Spagna. Milano doveva andare sull’altalena ma così non è stato. Il declassamento generalizzato di nove paesi, tra cui anche la Francia e l’Austria che hanno perso la tripla A, da parte della Standard&Poor’s, almeno nel nostro paese ha suggerito una serie di vertici per stabilire come fronteggiare l’apertura delle borse.

Il tracollo temuto dagli analisti però, non si è verificato. Anzi, le borse del Vecchio Continente hanno tenuto bene facendo registrare lievi scostamenti positivi dallo zero, variazioni irrisorie che restituiscono l’immagine di un mercato appiattito più che sconvolto dalla S&P’S.

A Milano per esempio è stato tutto piatto e regolare. Si registra soltanto l’ottima performance del titolo Fiat che ha guadagnato il 5 per cento. Una comunicazione importante che arriva dal Lingotto dice che nel 2011 i ricavi hanno superato i 58 miliardi di euro.

Sempre per quanto riguarda l’Italia c’è da menzionare lo spread tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi. Prima aveva raggiunto quota 509 ma poi è tornato sotto i 500 punti base fino a quota 493.

Francoforte ha guadagnato soltanto lo 0,5 per cento mentre hanno perso pochissimo le borse di Londra e Parigi che lasciano sul terreno lo 0,2 per cento.