Focus

Poco mossi gli indici statunitensi questo pomeriggio (Dow Jones Industrial Average +0,05%, S&P500 -0,06%, Nasdaq Composite -0,08%). Riteniamo che l’indecisione degli investitori delle ultime ore sia legata all’esito incerto delle trattative in Congresso tra democratici e repubblicani sul fiscal cliff. La nostra sensazione è che negli ultimi giorni un accordo verrà trovato in extremis proprio per evitare lo scatto dei 600 mld di dollari in tagli automatici alla spesa e aumenti delle tasse. Le positive cifre macroeconomiche pubblicate negli States (PIL 3T rivisto al rialzo, indice della FED di Philadelphia tornato in positivo e vendite di case esistenti superiori alle attese) non hanno particolarmente influenzato le piazze azionarie statunitensi ma hanno sostenuto soprattutto il dollaro sui mercati valutari. In leggero rialzo le piazze azionarie europee che continuano a dare continuità al rally di fine anno. Crediamo che il sentiment positivo possa prolungarsi anche nelle prossime sessioni.

Italia: Ftse Mib supera i massimi di ottobre e mette nel mirino i top di settembre

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato con un rialzo dello 0,4% a quota 16399 punti. L’indice italiano non sembra trovare ostacoli nella sua corsa verso i massimi di settembre a 16700. Riteniamo che sia un obiettivo raggiungibile nelle ultime sedute dell’anno proprio sulla scia della flessione delle turbolenze finanziarie e della discesa dello spread btp/bund (probabile calo fino a 280-285 pb).

Valute: euro/dollaro dopo aver provato l’attacco a 1,33 arretra sulla scia dei dati USA

Sul fronte valutario, la moneta unica ha perso molto terreno nel corso del pomeriggio rispetto al biglietto verde dopo la pubblicazione delle cifre macro statunitensi. Dopo aver provato l’attacco del limite di 1,33 il cross ha, infatti, mostrato una forte accelerazione ribassista che l’ha portato a toccare un minimo a 1,3215. La tenuta del supporto a 1,3180 mantiene ancora  inalterate le aspettative di crescita di breve. L’eventuale superamento di 1,3308 creerebbe i presupposti per un allungo in direzione di 1,3386, picco di fine marzo, e dell’ambizioso target a 1,3474, massimo annuale e 50% del ritracciamento di Fibonacci della discesa dai top del 2011, livello strategico anche in ottica di medio/lungo periodo. Da segnalare la forte volatilità dello yen sui mercati valutari dopo la decisione della BoJ di immettere ulteriore liquidità sui mercati (ulteriori acquisti di titoli per 10 mila mld di yen).

Macro: numerose cifre USA

Sul fronte macro, valanga di cifre macroeconomiche pubblicate negli States, che hanno mostrato una economia in ripresa. Il dato più importante sul PIL del terzo trimestre è stato rivisto al rialzo dal +2,7% a/a al +3,1% a/a (consensus +2,8%). Bene l’indice della FED di Philadelphia salito a 8,1 punti da -10,7 del mese precedente (consensus -3 punti). Positive anche le cifre sul comparto immobiliare (vendite di case esistenti +5,9% a 5,04 mln di unità, attese 4,85 mln di unità). In linea con le attese il superindice (-0,2%). Lievemente superiori alle previsioni le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (361 mila unità vs consensus 355 mila unità).

Titoli di Stato: spread Btp-Bund appena sotto i 300 pb

Sul fronte governativo, dopo un aumento delle tensioni sul debito italiano in mattinata, nel pomeriggio lo spread btp/bund è tornato al di sotto dei 300 pb. La nostra sensazione rimane che nelle ultime sedute dell’anno l’allentamento delle turbolenze finanziarie possa portare lo spread btp/bund a scendere fino sui 280 punti base.

Commodity: oro in forte calo

Tra le commodity, rimane particolarmente debole l’oro, con il prezzo spot a 1648 dollari/oncia. Accelerazione ribassista per il metallo prezioso che nella seduta odierna è sceso a toccare un minimo intraday a 1643 dollari l’oncia. La rottura del supporto dinamico rappresentato dalla media mobile a 200 giorni ha peggiorato notevolmente il quadro tecnico. I prezzi sembrano intenzionati ora a testare il sostegno a 1630, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci del rialzo dai bottom di maggio, il cui cedimento aprirebbe le porte ad una discesa fino a 1527. Per allentare le tensioni le quotazioni dovranno tornare al di sopra della resistenza a 1700, preludio a un possibile ritorno a 1754, picco di fine novembre. In lieve calo il petrolio. Il cfd sul wti light crude si attesta a 89,90 dollari al barile.

FILIPPO A. DIODOVICH Market Strategist IG