Focus

Proseguono in frazionale rialzo gli indici statunitensi questo pomeriggio in scia con i buoni dati del mercato immobiliare. Il Dow Jones Industrial Average sale dello 0,3%, mentre il Nasdaq Composite segna un +0,13% e l’S&P500 un +0,1%. In Europa il Ftse 100 di Londra ha mostrato un rialzo dello 0,3%, mentre il Dax di Francoforte ha registrato un +0,5% e il Cac di Parigi un +0,54%. La seduta è stata caratterizzata prevalentemente dall’incertezza. Dopo il tonfo di ieri, le possibilità di un rimbalzo sono svanite dopo due ore dall’apertura. Il resto della settimana non prevede dati o appuntamenti rilevanti che potrebbero dare direzionalità al mercato. Questo potrebbe accentuare la fase correttiva a cui stiamo assistendo già da inizio settimana. Non abbiamo raggiunto ancora delle soglie di supporti importanti a cui molti operatori, rimasti fuori dal rally, stanno guardando per entrare.

Italia: Ftse Mib chiude sopra 16.000

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato le contrattazioni a +0,15% a 16.100 punti. Non si sono arrestate le vendite sui bancari, con Monte dei Paschi di Siena che ha registrato un -3,46% e Mediobanca un -2,2%. Prosegue il recupero di Enel (+1%). Male invece Mediaset (-3,1%) dopo la rinuncia alla corsa per Telecom Media (-10%).

Valute: Eur/Usd resiste a primo attacco 1,30

Tra le valute, l’euro/dollaro ha resistito al primo attacco al supporto psicologico di 1,30. Da questo livello sono tornati gli acquisti che hanno alimentato la corsa sino a 1,3070. Ci aspettiamo che il cross possa tornare ad attaccare nuovamente l’1,30 nelle prossime sedute con una temporanea perforazione di questo livello che vedrebbe come primo obiettivo 1,2910. Perdono terreno sia l’euro che il biglietto verde contro lo yen. Brutte le accelerazioni che hanno visto i rispettivi cross perdere circa 100 punti base dopo il temporaneo apprezzamento a seguito della decisione della Bank of Japan della notte.

Macro: ancora segnali positivi dal comparto immobiliare Usa

Sul fronte macro, ancora segnali positivi dal settore immobiliare Usa, dopo l’indice Nahb di ieri. Le vendite di abitazioni esistenti ad agosto sono salire del 7,8% m/m raggiungendo quota 4,82 milioni di unità. Si tratta del ritmo di vendita maggiore degli ultimi due anni. Da rilevare anche il rialzo del prezzo medio, a 187,400 dollari (+9,5% a/a). Il dato sulle licenze edilizie ad agosto negli Usa hanno registrato una crescita a 803.000 unità (in linea con il consenso). Lieve delusione per il dato sull’avvio di cantieri, che nello stesso mese sono salite del 2,3% m/m (a 750.000 unità) contro il 2,5% atteso. Quello che era stato indicato come settore in crisi nelle ultime audizioni di Bernanke sta lanciando chiari segnali di ripresa. Questo potrebbe alimentare il dissenso al quantitative easing annunciato la scorsa settimana.

Titoli di Stato: domani attenzioni su aste Spagna

Sul fronte governativo, tornano a salire i rendimenti sugli Schatz tedeschi a 2 anni. Il Tesoro ha emesso infatti titoli per poco più di 4 miliardi di euro allo 0,06% (da 0% di agosto), al di sotto dell’ammontare massimo di 5 miliardi. Timida ripresa della domanda, che è risultata pari a 2,1 volte l’offerta. Il ritorno dell’interesse degli operatori per i titoli tedeschi segnala che le tensioni sui mercati non sono terminate e ci sono investitori che preferiscono rimanere cauti. In realtà la scadenza ridotta maschera la vera propensione al rischio presente ora sui mercati. Sarà interessante notare invece la richiesta per i decennali che hanno deluso particolarmente nell’ultima emissione. Intanto domani sarà la volta della Spagna che collocherà titoli a medio lungo termine fino a 4,5 miliardi di euro. Non ci dovrebbero essere sorprese negative, nonostante le voci di richieste di salvataggio che circolano sui mercati.

Commodity: male ancora il petrolio Wti -8% in tre sedute

Tra le commodity, rimane in prossimità dei massimi l’oro, con il prezzo spot a 1.771 dollari/oncia, dopo aver tentato la resistenza a 1.780 dollari. Male il petrolio che precipita dopo che ieri l’Opec ha fatto sapere che farà in modo di tenere le quotazioni basse, magari intervenendo sulla produzione. Il Wti ha perso quasi l’8% dai massimi dello scorso venerdì, arrivando ora a 92,00 dollari/barile, mentre il Brent è arrivato a 108,30 dollari. Particolarmente brutto il dato delle scorte di greggio in Usa, salite di 8,5 milioni di barili contro le attese che vedevano +1 milione. Uno storno delle quotazioni del greggio erano attese visto che le alte quotazioni non erano in linea con i fondamentali.

VINCENZO LONGO
Market Strategist