Focus

Proseguono in deciso rialzo gli indici statunitensi questo pomeriggio nonostante i dati macro poco incoraggianti. Il Dow Jones Industrial Average sale dello 0,91%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un +0,7% e l’S&P 500 un +0,86%. Chiusura contrastata in Europa con il Ftse 100 di Londra che ha fatto segnare un -0,23%, mentre il Dax di Francoforte ha registrato un -0,24% e il Cac di Parigi a +0,08%. Recuperano le perdite della mattina sino a chiudere in positivo alcuni indici europei questo pomeriggio in scia con le borse Usa, nonostante non ci siano state notizie di rilievo. Riteniamo che si sia trattato solo di una reazione dei mercati dopo diverse sedute deboli in Europa e prima delle votazioni in Grecia. La sensazione è che molti investitori stiano puntando sulla permanenza del Paese ellenico all’interno dell’area euro e questo ha alimentato gli acquisti. Riteniamo che sia prematuro di parlare di rimbalzo e le tensioni in un’Europa dominata dalla crisi politica-economica-finanziaria rimangono dietro l’angolo. Domani sono attesi altri dati Usa che potrebbero deludere i mercati e far scattare nuovamente le vendite.

Italia: Ftse Mib chiude sui massimi

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato con rialzo dell’1,47% a 13.084 punti, sui massimi intraday. Buon rialzo per i bancari, con Banca Popolare di Milano che ha guidato i rialzi con un +5,23%. Ottimo spunto per Rcs (+12%) che cederà la contrallata Flammarion a Gallimard.

Valute: euro/usd verso 1,2625

Tra le valute, prosegue il test a 1,26 l’euro/dollaro questo pomeriggio. Continuiamo a ritenere che il rialzo del cambio sia dovuto più alla debolezza del dollaro che a una reale forza della moneta unica, come conferma anche la debolezza del cambio usd/yen ed euro/yen.

Macro: deboli dati Usa aprono a QE3

Sul fronte macro, continuano a deludere le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, salite a 386.000 unità dalle 380.000 (dato rivisto) della scorsa settimana. Rallentano anche i prezzi al consumo a maggio, con il tasso di inflazione che si è attestato all’1,7% a/a. Invariato il dato core al 2,3% a/a (che esclude la parte più volatile, alimentari e energetici). Il rallentamento economico e dei prezzi apre lo spazio per un intervento della Federal Reserve già a partire dal prossimo meeting di mercoledì.

Titoli di Stato: Btp 2015, rendimenti schizzano a massimi da dicembre

Sul fronte governativo, il Tesoro italiano ha collocato 4,5 miliardi di euro di titoli. L’asta più significativa, quella sul Btp 2015, ha registrato un rendimento del 5,3% (dal 3,91% di maggio) e un bid to cover a 1,54. Come ribadito ieri lo spread tra i titoli 3-10 viaggia intorno a 100bp, mentre quello 1-10 è a 230 pb, segnale questo che la curva si sta appiattendo sempre di più. L’asta non è stata particolarmente brillante. I rendimenti sono saliti un po’ al di sopra delle attese e la domanda forte è stata guidata dall’utilizzo dei fondi della Ltro vista la scadenza a breve. Rispetto a due settimane fa, il Tesoro ha ottenuto un discreto successo, visto che una parte della domanda di Bot si è spostata su scadenze più lunghe. Intanto il decennale spagnolo ha toccato i massimi storici al 7% questa mattina.

Commodity: Opec lascia produzione petrolio stabile

Tra le commodity, volatilità per l’oro, che questo pomeriggio ha toccato i minimi di ieri a 1.610 dollari/oncia per poi recuperare i livelli della mattinata a 1.620 dollari. Sul prezioso hanno inciso i dati sull’inflazione Usa rilasciati questo pomeriggio. Prosegue poco mosso il petrolio dopo la decisione dell’Opec di lasciare invariata la produzione giornaliera a 30 milioni di barili al giorno. Il Wti scambia ora a 82,70 dollari/barile.

Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy