Focus

Procedono in forte calo gli indici statunitensi questo pomeriggio in scia ai brutti dati sull’occupazione. Il Dow Jones Industrial Average perde l’1,75%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un -2,15% e l’S&P 500 un -1,5%. Seduta in forte calo anche in Europa, con il Ftse 100 di Londra che ha terminato a -1,05%, mentre il Dax di Francoforte ha segnato un pesante -3,4% e il Cac di Parigi a -2,21%. Gli investitori hanno messo da parte nell’ultima seduta della settimana i temi europei per concentrarsi sui dati macro particolarmente deludenti. Ormai le condizioni imposte dalla Federal Reserve (rallentamento del tasso di inflazione sotto al 2% e peggioramento del mercato del lavoro) sembrano non lasciare più dubbi sull’attuazione delle nuove misure di stimolo (QE3). A nostro avviso resta da definire la tempistica e la modalità di intervento per l’Istituto centrale statunitense. Ci aspettiamo un intervento sul mercato immobiliare vista la situazione delicata che si sta attraversando già dal prossimo meeting di metà giugno (quando scadrà l’operazione twist). Giugno è iniziato nel peggiore dei modi. Siamo di fronte a un mese cruciale, con molti indici in Europa prossimi a supporti importanti e i rendimenti sui titoli di Stato Usa e tedeschi che continuano ad aggiornare i minimi storici. Giugno sarà un mese al cardiopalmo con tanti eventi in agenda, dal voto in Grecia al summit Ue passando per gli appuntamenti di politica monetaria delle principali Banche centrali mondiali. Intanto la volatilità è schizzata ai massimi del 2012 con il Vix a 28.

Italia: Ftse Mib prossimo al supporto di 12.700 punti

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in calo dell’1,04% a 12.740 punti. Chiusura contrastata per i bancari, con Banca Popolare di Milano (+2,12%) che rimbalza dopo i recenti cali. Forte calo per A2a e Saras che perdono oltre il 5%. Arretra Piaggio (-3,6%).

Valute: euro/dollaro, si intensificano voci QE3

Tra le valute, forte volatilità per l’euro/dollaro questo pomeriggio dopo i dati Usa sul mercato del lavoro. Ora i mercati puntano all’immissione di liquidità da parte di Bernanke sul mercato. Dal punto di vista tecnico, il cross dopo aver oscillato intorno a 1,2335 in mattinata, ha avuto un forte spike ribassista a 1,2295 subito dopo il dato Usa per poi recuperare velocemente quota sino a 1,2450, massimo da due sedute. Il cambio si attesta ora intorno a 1,2380. Il supporto rimane a 1,2300, mentre la resistenza passa a 1,2460. Recupera lievemente le perdite il biglietto verde contro lo yen dopo i dati. Dal punto di vista grafico il cross usd/yen, dopo l’escursione a 77,70 (minimo dal 14 febbraio scorso) ha recuperato 78,15. Il supporto più vicino passa per 77,30 e successivamente a 76,50, mentre la resistenza rimane a 79,00.

Macro: frena occupazione in Usa

Sul fronte macro, brutti dati sul mercato del lavoro Usa di questo pomeriggio. I salari non agricoli a maggio sono saliti di 69.000 unità con un tasso di disoccupazione passato all’8,2% dall’8,1% di aprile. Peggiora il numero dei disoccupati di lungo periodo saliti a 5,4 milioni da 5,1. Buoni i miglioramenti nel comparto dei trasporti (+36.000 unità), mentre peggiora quello del settore delle costruzioni (-28.000 unità). Rivisti al rialzo il dato di marzo (a +154.000 da +143.000), mentre decisa revisione al ribasso per quelli di aprile (a 77.000 da +115.000). Al mercato non è piaciuta neanche la revisione dei dati di aprile. Particolarmente negativi i dati sull’Ism manifatturiero di maggio, sceso a 53,5 punti dai 54,8 di aprile. Rimane da definire la tempistica e la modalità di intervento della Fed.

Titoli di Stato: T-note decennale all’1,44%

Sul fronte governativo, forte oscillazioni per i titoli di Stato. Il rendimento sul T-note decennale ha toccato i nuovi minimi storici questo pomeriggio all’1,44%, per poi risalire in area 1,47%. Brusco restringimento degli spread invece tra il Btp-Bund che si è portato a 455 punti base dai 480 della mattina. Sui Paesi periferici sono partiti una serie di acquisti dopo che si era diffusa la notizia di interventi sul secondario da parte della Bce. Le tensioni in ogni caso rimangono ed è necessario attendere ancora qualche settimana prima di vedere segnali di schiarita.

Commodity: oro in rialzo e petrolio a nuovi minimi

Tra le commodity, forte accelerazione al rialzo per l’oro dopo i dati Usa odierni. Gli operatori stanno scontando che un intervento della Fed possa portare a una spirale inflativa e questo spinge a coprirsi con acquisti sul metallo giallo. Il prezzo spot ha toccato i massimi dall’8 maggio scorso a 1.618 dollari/oncia. La resistenza principale rimane a 1.640 dollari, mentre il supporto passa per 1.550 dollari. Precipita invece il petrolio, con il Wti che ha toccato i minimi da settembre 2011 a 82,60 dollari/barile. Il target di 80 dollari è ormai vicino.
Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy