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Proseguono in deciso rialzo gli indici statunitensi dopo i dati macro odierni sul comparto manifatturiero. Il Dow Jones Industrial Average sale dell’1% raggiungendo quota 14.000 punti. Bene anche il Nasdaq Composite (+0,75%) e l’S&P500 (+0,7%). Contrastate le piazze europee, con il Ftse 100 di Londra che ha terminato a +0,75%, mentre il Dax di Francoforte ha registrato un +0,15% e il Cac di Parigi un +0,1%. È stata una seduta caratterizzata unicamente dai buoni dati statunitensi. Più che il report sul lavoro, gli investitori hanno apprezzato le buone figure sulla ripresa del settore manifatturiero, che unitamente ai dati positivi sulle immatricolazioni di auto in Usa, lasciano presupporre un percorso di crescita deciso per il comparto. Sul fronte occupazione, sebbene il rialzo del tasso di disoccupazione al 7,9% sia dipeso da fattori tecnici del calcolo, ci aspettiamo un rallentamento nella crescita del numero di occupati, che potrebbe spingere la Fed a tenere gli acquisti mensili di titoli a 85 miliardi almeno fino al 3° trimestre, inflazione permettendo.

Italia: i bancari spengono l’entusiasmo del FtseMib

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato con un calo dello 0,7%, a quota 17.320. Sembra essere tornata la volatilità sui mercati dopo che è circolata una notizia sull’allargamento dell’inchiesta sui derivati da parte della procura di Trani su 5 banche (Mps, Bnl, IntesaSanPaolo, Unicredit e Credem). L’indice italiano ha accelerato al ribasso segnando anche -1,5%, confermando così una sensibile perdita di spinta. Dopo un rally che dura da più di 6 mesi, una notizia simile potrebbe essere l’occasione per molti operatori per tirare i remi in barca.

Valute: Draghi dovrà tirare qualcosa fuori dal cilindro

Sul fronte valutario, continua senza sosta il rally dell’euro vs dollaro, yen e sterlina. Il cross eur/usd si è portato ai nuovi massimi da novembre 2011 e ora punta dritto a 1,3830. Medesimo record per l’eur/gbp che è arrivato a 0,87, dopo che erano circolato alcune voci su un possibile downgrade sul rating britannico. L’Eurozona non può permettersi determinati cross in un momento così delicato. La prossima settimana Draghi dovrà cercare il modo di contrastare questo andamento senza spaventare i mercati. Taglio dei tassi e misure straordinarie potrebbero essere le opzioni. D’altronde il ritiro anticipato dei fondi Ltro sembrerebbe essere una sorta di dietrofront da parte di Francoforte che potrebbe cercare una via migliore per trasmettere la politica monetaria.

Macro: Usa, il manifatturiero riprende a correre

Sul fronte macro, dati contrastanti sono arrivati dagli Usa. I nuovi posti di lavoro del settore non agricolo a gennaio sono stati pari a 157 mila unità, di poco inferiore al consensus (+160 mila). Risale il tasso di disoccupazione al 7,9% dal 7,8. L’unica cosa veramente positiva è la forte revisione dei dati di dicembre e novembre. La ripresa del settore manifatturiero è stata confermato dall’Ism di gennaio, salito a 53,1 punti da 50,7 di dicembre, con la componente dei nuovi ordini e dell’occupazione in deciso miglioramento. Recupera anche l’indice di fiducia dei consumatori redatto dall’Università del Michigan, salito a 73,8 punti dai 71,3.

Titoli di Stato: spread rimane in range 250-270

Sul fronte governativo, non ci sono state aste di rilievo oggi. Lo spread è risalito un po’ oggi dopo una seduta caratterizzata dalla volatilità. Ormai sono diverse settimane che il differenziale tra Btp-Bund rimane in questo range tra i 250-270 pb. L’entusiasmo sulla periferia si sta smorzando lentamente e l’andamento delle aste italiane di questa settimana ne sono una prova. Sebbene i rendimenti siano scesi, la domanda non ha brillato.

Commodity: volatilità su oro dopo dati contrastanti Usa

Tra le commodity, forte volatilità oggi per l’oro, con il prezzo spot che si è portato a 1.670 dollari/oncia dopo aver toccato un massimo a 1.682 dollari dopo i dati macro Usa. C’è molta incertezza tra gli operatori sulla durata del quantitative easing da parte della Fed e questo si ripercuote in questo momento sul prezzo del prezioso. Recupera le perdite della mattinata il petrolio, con il Wti che rimane a 97,60 dollari/barile sotto i massimi di periodo a 98,20 dollari.

VINCENZO LONGO Market Strategist IG