Focus

Proseguono in frazionale rialzo gli indici statunitensi nonostante il brutto dato sulla fiducia dei consumatori. Il Dow Jones Industrial Average segna un +0,25%, l’S&P500 un +0,1% e il Nasdaq Composite un +0,05%. Timidi rialzi anche per i listini europei, con il FTSE 100 di Londra che ha terminato con un +0,2%, il Dax di Francoforte con un +0,2% e il Cac di Parigi con un +0,45%. Dopo una partenza incerta gli indici hanno invertito la rotta a metà seduta in scia alle dichiarazioni arrivate dalla Germania, secondo cui per la Grecia si apre la possibilità di ricevere aiuti nel prossimo Eurogruppo straordinario di lunedì 26 novembre. Al Paese probabilmente verrà concesso un mix di misure che vanno dalla riduzione dei tassi sui fondi ottenuti al riacquisto di 10 miliardi di euro di debito attraverso i fondi dell’Efsf. Domani i listini potrebbero essere penalizzati dalla chiusura delle borse statunitensi per il Thanksgiving Day, mentre venerdì l’operatività sarà ridotta.

Italia: Ftse Mib, pericolo 15.000 non ancora scongiurato

A Piazza Affari il Ftse Mib ha chiuso in rialzo dello 0,8% a 15.394 punti. La chiusura sopra la resistenza di 15.350 punti è un buon segnale, ma non scongiura ancora del tutto un ritorno sui minimi della scorsa settimana. Rimbalzi tecnici per i titoli più penalizzati nelle precedenti sedute come Mediaset (+3%) e Banca Popolare di Milano (+3,6%). Tra i bancari peggior performance per Banca Monte dei Paschi di Siena (-1%) e Mediobanca (-0,9%). Recupera parzialmente terreno Fiat (+1,6%) e Enel (+1,8%).

Valute: ancora forti vendite su Yen

Tra le valute, deciso recupero per la moneta unica vs dollaro con il cross che ha aggiornato i massimi dal 7 novembre scorso a 1,2835, una figura sopra i minimi della notte. La moneta unica resta ancora soggetta a pressioni ribassiste almeno fino a che non venga sfondato 1,2880. Fino ad allora il cross resta suscettibile di cali sino a 1,2690 e 1,2660. Continua a cedere terreno lo yen man mano che si avvicina la data elettorale in Giappone. Il dollaro Usa e l’euro si sono portati ai massimi rispettivamente da aprile e da maggio vs yen.

Macro: fiducia consumatori spegne entusiasmo

Sul fronte macro, deciso calo per le richieste di sussidi di disoccupazione in Usa la scorsa settimana, con il dato sceso a 410.000 unità da 451.000 (dato rivisto). Brutta la lettura definitiva della fiducia dei consumatori redatta dall’Università del Michigan di novembre, passata a 82,7 punti dagli 84,9 della stima flash e 84,5 previsti. Domani l’attenzione degli operatori si concentrerà sulla stima flash dei Pmi dell’area euro che potrebbero mostrare un peggioramento della contrazione dell’attività macroeconomica.

Titoli di Stato: Bund continua ad essere poco appetibile

Sul fronte governativo, oggi il Tesoro tedesco ha collocato 3,25 miliardi di euro di Bund a 10 anni, inferiore ai 4 miliardi previsti. In calo il rendimento, all’1,4% dall’1,56% dell’emissione precedente. La sensazione è che gli operatori non sono disposti ad accaparrarsi titoli tedeschi a tassi così bassi e questo può dipendere sia dal peggioramento dell’economia tedesca sia dal fatto che gli investitori cercano titoli via via più rischiosi per cercare maggiore redditività. Domani è attesa un’importante asta in Spagna, con il Tesoro spagnolo che collocherà titoli a medio lungo termine fino a 3,5 miliardi di euro.

Commodity: petrolio, attentati in M.O. tengono quotazioni elevate

Tra le commodity, azzera le perdite della notte l’oro in scia con la debolezza del biglietto verde. Riduce invece i guadagni il petrolio, con il Wti a 87,40 dollari/barile, nonostante il calo delle scorte Usa la scorsa settimana (-1,5 milioni di barili). L’oro nero continua a rimanere comunque sostenuto in scia alle tensioni e agli attentati in Medio Oriente.

VINCENZO LONGO Market Strategist IG