Focus

Le piazze azionarie statunitensi sono nervose nel giorno in cui sono iniziate le trattative alla Casa Bianca per trovare un accordo tra repubblicani e democratici sul fiscal cliff. Il Dow Jones Industrial Average evidenzia una flessione dello 0,20%, lo S&P500 dello 0,25% e il Nasdaq Composite dello 0,30%. In rosso i listini europei. Il FTSE100 di Londra ha archiviato le contrattazioni in flessione dell’1,1%, il Dax di Francoforte dell’1% e il Cac 40 di Parigi dello 0,9%. Nonostante l’inizio delle negoziazioni a Washington gli investitori sono molto dubbiosi che si possa trovare velocemente un accordo per evitare l’aumento dell’imposizione fiscale e i tagli automatici alla spesa. Riteniamo che lo scenario più probabile sia un ulteriore rinvio (3/6 mesi ) per trovare un compromesso che possa soddisfare sia repubblicani che democratici. I repubblicani al momento richiedono di tagliare notevolmente la spesa pubblica destinata all’Obamacare, di rivedere la riforma finanziaria Dodd-Frank troppo punitiva per il settore bancario e non alzare le tasse per le classi più abbienti. Crediamo che a deprimere le quotazioni di mercati azionari siano stati anche i deludenti dati trimestrali di Dell (ulteriore conferma del debole andamento dei consumi delle famiglie statunitensi) e il negativo dato sulla produzione industriale di ottobre. Intanto nel Medio-Oriente aumentano le tensioni con i razzi di Hamas che arrivano fino a Gerusalemme.

Italia: Ftse Mib in rosso

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato a -2% a quota 14856 punti. La rottura dell’importante supporto strategico dei 15 mila punti ha peggiorato il quadro tecnico dell’indice, provocando un accelerando il ribasso del listino milanese. Prossimi sostegni posizionati a 14555 e 14525. In forte calo Telecom Italia e le banche.

Valute: eur/usd in pesante ribasso

Il cambio tra la moneta unica e il biglietto verde mostra ancora segnali di debolezza, scendendo a 1,27 e rompendo l’importante supporto dinamico rappresentato dalla media mobile a 200 sedute. Il cross ha così perso gran parte dei guadagni evidenziati in settimana e sembra orientato il sostegno a 1,2660, ultimo appiglio utile per scongiurare una caduta ben più rovinosa a 1,2607 e 1,2474, rispettivamente 50% e 61,8% del ritracciamento di Fibonacci del rialzo messo a segno tra fine luglio e metà settembre. Segnali concreti di ripresa arriveranno, invece, solamente con una perentoria vittoria della resistenza a 1,28, livello già attaccato senza successo nella sessione di ieri, circostanza che potrebbe introdurre una possibile ascesa fino ai target situati a 1,2880.

Macro: delude la produzione industriale negli States

Sul fronte macro, negli Stati Uniti deludono i dati. La produzione industriale è scesa nel mese di ottobre dello 0,4% (consensus +0,2%). Titoli di Stato: spread btp/bund in flessione Sul fronte governativo, il differenziale di rendimento tra il btp decennale italiano e il bund tedesco si attesta a 355 pb.

Commodity: oro debole, petrolio in lieve calo

Tra le commodity, seduta in calo per l’oro a 1710 dollari l’oncia. In rialzo il petrolio (cfd sul WTI light crude a 87,12 dollari al barile). Riteniamo che se le tensioni in Medio-Oriente dovessero continuare ad aumentare le quotazioni del greggio potrebbero evidenziare una forte crescita nelle prossime sedute.

FILIPPO DIODOVICH Market Strategist IG