Focus

Forte ribasso per gli indici statunitensi all’indomani dell’ultimo round elettorale tra Obama e Romney. Il Dow Jones Industrial Average perde l’1,87%, l’S&P500 l’1,5% e il Nasdaq Composite lo 0,9%. Tonfo anche per i listini europei con il FTSE 100 di Londra che ha archiviato le contrattazioni in flessione dell’1,4%, mentre il Dax di Francoforte ha segnato un -2 % e il Cac di Parigi un -2,2%. Il sentiment sulle borse è stato abbastanza depresso sin dalle prime battute. Più che i conti, che non hanno brillato, il mercato sembra aver risentito un po’ dell’esito dell’ultimo duello tra Obama e Romney. La sensazione è che la vittoria di Obama non è più così scontata come qualche mese fa e l’incertezza sul voto sicuramente non è la situazione che i mercati preferiscono. Il tutto è stato amplificato dalla mancanza di dati macro nelle ultime due sedute e dai recenti commenti di alcuni esponenti politici greci. La sinistra democratica, terza coalizione del governo, non sembra propensa a votare a favore della riforma del lavoro proposta dalla Troika e questo potrebbe rappresentare un ostacolo per la decisione sulla tranche di aiuti di settembre. In questo contesto di incertezza i mercati ne approfittano per attaccare i più deboli e la Spagna sembra essere il candidato ideale.

Italia: Ferragamo e Mediaset tra i peggiori del Ftse Mib

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in calo dell’1,8% a 15.580 punti. La veloce perdita di quota per il principale indice italiano ha aperto la possibilità per un test al supporto collocato a 15.370 punti. Nell’immediato non vediamo il test dei 15.000 punti. In rosso tutti i titoli dell’indice, fatta eccezione per Pirelli (+0,6%). Male Ferragamo (-4,2%) e Mediaset (-4,3%) che sono stati tra i peggiori.

Valute: euro in caduta libera, Usd/Jpy ai massimi in attesa azione BoJ

Tra le valute, perde quota l’euro contro le principali valute in scia alle nuove tensioni sulla Spagna. L’euro/dollaro ha perso oltre una figura rompendo il supporto chiave a 1,2990. Probabile un ritorno verso 1,29-1,2890 ora come prossimo livello di supporto, mentre al rialzo solo sopra 1,3024 alimenta rialzi verso target 1,3080. Male anche il cable, che scende ai minimi dal 7 settembre a 1,5930, mentre rimane sostenuto il cambio usd/jpy sull’attesa di ulteriori misure espansive da parte della Bank of Japan.

Macro: Ifo, dato immobiliare Usa e Fomc potrebbero riportare ottimismo

Sul fronte macro, è stata una seduta povera di spunti rilevanti. Probabilmente questo ha alimentato le vendite sul mercato. Domani gli operatori torneranno a concentrarsi sul flusso di dati provenienti sia dall’Europa che dagli Usa. In particolare sarà importante monitorare l’indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche e i Pmi preliminari di ottobre dell’area euro, mentre nel pomeriggio le attenzioni si concentreranno sulla vendita di nuove unità abitative in Usa a settembre e sulla decisione di politica monetaria del Fomc.

Titoli di Stato: tensioni Spagna riportano spread ai massimi da una settimana

Sul fronte governativo, tornano ad allargarsi gli spread tra Btp-Bund oggi in scia con il ritorno delle tensioni sulla Spagna. Il differenziale è tornato ai massimi da una settimana sopra quota 330 punti base. Si allarga anche il differenziale tra Bono-Bund tornato sopra i 400 punti base, con il rendimento sul decennale al 5,6%. A nulla è servita l’asta odierna sul segmento a breve termine che ha registrato una buona domanda anche se rendimenti in rialzo sul titolo a 3 mesi.

Commodity: avversione al rischio e dollaro tirano giù comparto

Tra le commodity, brutto calo anche per oro e petrolio. Il metallo prezioso si è avvicinato alla soglia dei 1.700 dollari/oncia, toccando i 1.704 dollari intraday. Forte accelerazione al ribasso anche per il petrolio, con il Wti sceso sotto 86,00 dollari/barile. Sul comparto ha pesato sia l’avversione al rischio che ha caratterizzato i listini azionari sia l’apprezzamento del biglietto verde.

VINCENZO LONGO Market Strategist IG