Focus

In leggero calo gli indici statunitensi. Il Dow Jones Industrial Average scende dello 0,20%, il Nasdaq Composite dello 0,12% e l’S&P500 dello 0,14%. In rosso anche le piazze azionarie europee. A pesare sui mercati azionari è stato il pessimo dato sul PIL USA del quarto trimestre sceso dello 0,1% a/a contro le previsioni fissate su un incremento dell’1,1%. Si tratta del peggior dato dal secondo trimestre del 2009. Ha contribuito in modo particolare il forte calo della spesa governativa, scesa ai minimi dal ’72. Rivisto al ribasso anche il dato sul terzo trimestre a +2,6% (da +3,1%). Con molta probabilità le letture successive potrebbero essere riviste al rialzo, ma in ogni caso si tratta di un duro colpo per l’economia a stelle e strisce, i cui segnali di miglioramento si erano rafforzati dopo i recenti dati macro (mondo del lavoro e settore immobiliare). Il mercato si aspettava un rallentamento, ma non certo una contrazione dell’economia. Riteniamo inoltre che il negativo dato sul PIL dovrebbe convincere anche i membri più hawkish del FOMC a proseguire le strategie monetarie ultra-espansive. Non ci aspettiamo quindi grandi novità dal meeting della commissione operativa della Federal Reserve (tassi d’interesse invariati, conferma del piano di quantitative easing a 85 mld di dollari al mese, comunicato stampa “dovish”).

Italia: pessima seduta per il Ftse Mib, pesante caduta di Saipem

A Piazza Affari pessima giornata per il Ftse Mib che ha terminato in forte ribasso (-3,36%) a quota 17290 (-602 punti). L’indice è stato appesantito dalle forti perdite di Saipem (-34%) dopo aver lanciato un profit warning e della controllante Eni (-4,7%). Al mercato non è piaciuta la revisione degli utili sull’intero 2013, causa lo slittamento di alcuni progetti e la crescita della concorrenza. Male anche Fiat (-5%) nonostante i conti trimestrali lievemente superiori alle attese. Pesanti perdite anche per Banca MPS (-9,4%).

Valute: la corsa del cambio euro/dollaro non trova ostacoli

Sul fronte valutario, non si ferma la corsa dell’euro/dollaro sulla scia delle aspettative degli investitori su una continuazione da parte della Federal Reserve di strategie monetarie espansive. Dal punto di vista tecnico il superamento di 1,3550, picco di inizio dicembre 2011 e proiezione dell’ampiezza del trading range che si era creato tra l’11 e il 24 gennaio, ha creato i presupposti per un ulteriore allungo in direzione del target a 1,3614, top dello scorso novembre, e 1,37. Timide indicazioni di debolezza con il cedimento di 1,34, preludio a un possibile affondo fino a 1,3250. In forte incremento anche l’euro/yen che ha toccato in area 123,85, un nuovo massimo da maggio 2010. Continuiamo a credere che la forza della moneta unica sia legata soprattutto alle diverse strategie monetarie delle banche centrali piuttosto che dai fondamentali. L’euro è decisamente sopravvalutato al momento.

Macro: dato positivo sul mondo del lavoro USA

Sul fronte macro, buon dato sul mondo del lavoro USA. La stima ADP sui nuovi posti di lavoro a gennaio ha mostrato un incremento di 192 mila nuovi impieghi ben superiore alle aspettative del consensus (+165 mila). Crediamo che anche il dato che sarà comunicato venerdi’ sui non farm payrolls possa registrare un forte aumento dei posti di lavoro. Le cifre saranno significative soprattutto se evidenzieranno una creazione di posti di lavoro superiore ai 180/200 mila obiettivo minimo da raggiungere per riuscire a raggiungere il tasso di disoccupazione target fissato dall’amministrazione Obama.

Titoli di Stato: buona asta di BTP a medio/lungo termine

Sul fronte governativo, dopo il buon esito dell’asta di BOT semestrali anche oggi prosegue il buon momento dei collocamenti nel mercato primario. Il Tesoro italiano ha, infatti, collocato 3,5 mld di euro in BTP a 10 anni con un rendimento in calo al 4,17% e un bid to cover ratio all’1,32, e 3 mld di euro in BTP a 5 anni con un rendimento in flessione al 2,94%. In Germania sono stati assegnati 1,64 mld di euro in bund a 30 anni con un rendimento in leggero rialzo dal 2,34% al 2,45% e un bid to cover ratio all’1,8.

Commodity: oro in forte rialzo

Tra le commodity, in forte crescita l’oro che si attesta a 1682 dollari/oncia, mentre il petrolio (Wti) è salito a 98,18 dollari/barile.

FILIPPO A. DIODOVICH Market Strategist IG