Focus

Proseguono in rialzo gli indici statunitensi dopo i dati positivi sul mercato del lavoro statunitensi. Il Dow Jones Industrial Average sale dello 0,45%, mentre l’S&P500 segna un +0,4% e il Nasdaq Composite un +0,1%. Decisamente positivi i listini europei con il FTSE 100 di Londra che ha terminato con un +0,7%, mentre il Dax di Francoforte ha fatto registrare un +1,15% e il Cac di Parigi un +1,65%. Gli indici hanno accelerato improvvisamente dopo i dati sui non farm payrolls di settembre. Il calo del tasso di disoccupazione, anche se un po’ falsato da fattori tecnici, rappresenta un segnale molto forte per il mercato. A nostro avviso sono state più le revisioni al rialzo dei dati dei mesi scorsi che hanno portato l’ottimismo sui mercati che i quelli di settembre. Ci aspettiamo però che questi dati potrebbero essere suscettibili di revisione il prossimo 2 novembre, proprio al ridosso del voto. In ogni caso non riteniamo che questo ritmo di crescita del mercato del lavoro sarà sostenuto nel tempo. Probabilmente potrebbe smorzarsi nel corso dei prossimi mesi in scia al rallentamento dell’economia globale e al fiscal cliff previsto a inizio 2013. In ottica elettorale, possiamo certamente affermare che il dato è un punto a favore dell’attuale amministrazione Obama, dopo la recente figuraccia venuta dal faccia a faccia con Romney proprio sul tema del lavoro. Anche se molto positivi, non riteniamo che al momento di possano essere revisioni importanti alla politica monetaria della Fed.

Italia: Ftse Mib vede quota 16.000

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato a +2,35% a quota 15.875 punti. Il test successivo si colloca ora a 16.000, livello che potrebbe essere proposto già lunedì. Ottimo balzo per i bancari, con Unicredit e Banca Popolare di Milano che hanno chiuso a +3,75% e Intesa SanPaolo a +3%. Bene Parmalat (+5%) sulla speculazione di un delisting. Segno rosso per Lottomatica (-0,6%) e Mediaset (-2,45%).

Valute: eur/usd, nel breve sarà sostenuto da speculazione e elezioni Usa

Tra le valute, l’euro/dollaro è salito ai massimi del 19 settembre scorso a quota 1,3072. Il cambio potrebbe vedere un pull back verso quota 1,3030 e successivamente a 1,30. Il principale livello rialzista rimane a 1,3083. La nostra view di breve sul cambio rimane stabile intorno all’1,29-1,32, livello che dovrebbe riflettere da un lato l’intenzione degli Usa di tenere il dollaro forte dall’altro la speculazione su possibili aiuti alla Spagna. Forte recupero anche dell’usd/jpy, salito ai massimi del 19 settembre a quota 78,80. Perde quota lo yen anche contro la moneta unica, con il cross eur/jpy salito a 102,80. La forte propensione al rischio sul mercato ha alimentato la corsa della moneta unica.

Macro: Usa, occupazione ai livelli di gennaio 2009

Sul fronte macro, i nuovi salari del settore non agricolo Usa a settembre sono saliti di 114.000 unità, in linea con il consenso che prevedeva un +113.000 unità. Rivisti al rialzo anche i dati di luglio e agosto, rispettivamente a +181.000 (da +141.000) e a +142.000 (da +96.000). Deciso calo del tasso di disoccupazione al 7,8% dall’8,1% di agosto, minimi da gennaio 2009. In calo anche il numero di disoccupati, a quota 12,1 milioni (-456.000 unità a settembre). Tra i vari comparti, continuano a salire il numero di occupati del settore dell’health care (+44.000), dei trasporti (+17.000) e di quello finanziario (+13.000). In calo invece gli occupati del settore manifatturiero (-16.000), riflettendo così il rallentamento generalizzato che sta attraversando questo comparto.

Titoli di Stato: Btp-Bund ai minimi da due settimane

Sul fronte governativo, non ci sono state aste oggi. La prossima settimana il Tesoro italiano tornerà sul mercato mercoledì con i Bot e giovedì con i Btp a medio lungo termine. Si tratta degli ultimi appuntamenti rilevanti prima della fine dell’anno. Il differenziale Btp-Bund è sceso ai minimi da due settimane in area 347 punti base, complice soprattutto il rialzo dei rendimenti sul decennale tedesco.

Commodity: oro perde contatto con i massimi di seduta

Tra le commodity, in calo l’oro a 1.785 dollari/oncia, seppur in recupero dai minimi intraday toccati subito dopo i dati Usa a 1.773 dollari. Torna a scendere il petrolio, con il Wti a 90 dollari/barile dopo il test dei massimi a 91,70 dollari a metà seduta. Per ora si tratta di un calo fisiologico dopo il rialzo di ieri.

VINCENZO LONGO Market Strategist