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Proseguono in frazionale rialzo gli indici statunitensi questo pomeriggio nonostante i dati macro particolarmente brutti. Il Dow Jones IA avanza dello 0,1%, mentre l’S&P500 segna un +0,64% e il Nasdaq Composite un +0,35%. In Europa il Ftse 100 di Londra ha terminato le contrattazioni con un +0,15%, il Dax di Francoforte con un +0,2% e il Cac40 di Parigi con un +0,7%. È stata una seduta interlocutoria sino all’ultimo con gli indici che hanno oscillato intorno alla parità sino a poco prima della chiusura. I listini hanno virato in positivo dopo l’annuncio da parte del vice premier spagnolo, Saenz, sull’approvazione del budget del 2013, che prevede tra l’altro, un più deciso taglio alla spesa pubblica piuttosto che un aumento della pressione fiscale. Rivisto anche il Pil del Paese iberico sul 2013 a -0,5%. Il vice premier ha dichiarato anche che verranno presi 3 miliardi di euro dal fondo per la sicurezza sociale per far fronte alle necessità di liquidità. Quest’ultimo provvedimento, a nostro avviso, lancia dei segnali importanti sullo stato di dissesto delle casse dello Stato. A nostro avviso i mercati continueranno a mettere sotto pressione Madrid anche nelle prossime sedute affinché nell’Eurogruppo dell’8 ottobre prossimo vengano discusse le condizioni per un pieno bailout. I mercati hanno trascurato i dati brutti provenienti dagli Usa. Molti di questi sono consuntivi pertanto già scontati dal mercato, alla luce anche dell’azione della Fed di iniettare ulteriore liquidità sul mercato.

Italia: FtseMib sfuma rimbalzo dopo tonfo di ieri

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato le contrattazioni a +0,3% a 15.450 punti. Timido rialzo per i bancari, con Unicredit a +0,8%, balza Mediobanca (+3%). Bene Campari (+3,4%) dopo la promozione di JPMorgan. Ancora in rosso Fiat (-2,1%).

Valute: eur/usd, supporto importante a 1,2750

Tra le valute, fase attendista per l’euro/dollaro che ha congestionato per tutta la seduta tra 1,2850-1,29. Possibilità di rimbalzo necessitano di conferme sopra 1,29. La correzione non sembra essere però terminata e i supporti passano per 1,2818 e successivamente per 1,2750, livello importante quest’ultimo, sotto il quale si tornerebbe in area 1,25. Le tensioni sulla Spagna potrebbero far riemergere gli orsi sul cambio. Lo yen rimane forte contro il biglietto verde a testimoniare che l’avversione al rischio di fondo rimane importante.

Macro: Usa, economia cresciuta meno del previsto, precipitano gli ordini

Sul fronte macro, dati contrastanti sono arrivati dagli Usa. Il Pil del 2° trimestre è stato rivisto al ribasso a +1,3% da +1,7% annualizzato. Crescita lenta per i consumi e gli investimenti sia residenziali che non. Particolarmente brutte anche le figure sugli ordini di beni durevoli di agosto (-13,2% m/m), complice il calo della componente dei trasporti e del settore aeronautico in particolare. Male anche l’indice sulle vendite di abitazioni in corso, sempre ad agosto, a 99,2 punti dai 101,7 (-2,6%). Unica nota positiva è il calo delle richieste di sussidi di disoccupazione, passati a 359.000 unità dalle 385.000 della settimana scorsa. Il quadro che emerge dai dati odierni è che la crescita in Usa nei mesi scorsi è stata più debole del previsto e i prossimi mesi potrebbe rallentare ulteriormente visti anche i recenti allarmi lanciati da FedEx e Caterpillar.

Titoli di Stato: asta Btp conferma appetito per il rischio

Sul fronte governativo, risultato non certamente positivo per le aste Btp di oggi. Il Tesoro ha collocato 6,65 miliardi di euro di titoli a 5 e 10 anni, sotto la parte alta della forchetta 4,5-7 miliardi di euro. I rendimenti sono scesi soprattutto sulla parte più breve della curva (al 4,09% dal 4,73%). Delusione è arrivata sul fronte della domanda. Il mercato è stato particolarmente affollato in questi giorni e questo ha pesato sull’esito. La lettura congiunta con l’asta Bund di ieri conferma comunque che tra gli operatori prevale un certo appetito per il rischio. Intanto lo spread Btp-Bund è tornato sotto i 370 punti base, dopo i massimi della seduta a 375 pb.

Commodity: Banche centrali continuano ad acquistare oro

Tra le commodity, rimbalza l’oro dopo i minimi di ieri a 1.736 dollari/oncia. Il prezzo spot si colloca ora a 1.765 dollari e sembra essere impostato per un ritorno sui 1.790, massimo di venerdì scorso. Il metallo prezioso rimane soggetto alle newsflow secondo cui molte banche centrali del mondo starebbero incrementando le proprie riserve. Medesimo grafico anche per il petrolio, con il Wti che sale a 91,70 dollari/barile, dopo i minimi di ieri a 88,95. Riteniamo che il calo del petrolio potrebbe proseguire anche nelle prossime sedute visti i recenti timori sulla crescita e i dati Usa di oggi.

VINCENZO LONGO Market Strategist