Focus

Terminano in calo i listini europei in una seduta caratterizzata dalla chiusura della borse statunitensi  per via dell’uragano Sandy. Il FTSE 100 di Londra ha perso lo 0,2%, mentre il Dax di Francoforte ha segnato un -0,4% e il Cac di Parigi un -0,8%. Il mood sul mercato è stato particolarmente depresso sin dalle prime battute sulla scia delle notizie sulla Grecia riportate dallo Spiegel. La decisione poi di tenere chiuse le borse Usa certamente non ha favorito il sentiment. La nostra sensazione è che questa fase di particolare debolezza possa durare per l’intera settimana, soprattutto se alcuni dati Usa (tra cui quello più importante, i non farm payrolls) non dovessero essere pubblicati per via del maltempo. Sarà comunque una settimana significativa. Ci aspettiamo che a una settimana dal voto in Usa gli operatori inizieranno a scommettere sulla vittoria di uno o dell’altro candidato. In Europa, le attenzioni si concentrano sulla Grecia in vista della teleconferenza di mercoledì prossimo tra i leader europei. Sulla Spagna invece sono stati rilasciati i dettagli sulla Bad Bank. Gli acquisti iniziali saranno di 45 miliardi di euro e potrebbero salire sino a 90 miliardi. In ogni caso non peseranno sul debito del Paese. I mutui in sofferenza saranno trasferiti con un tasso di sconto del 46%, mentre gli immobili pignorati saranno scontati del 63%.

Italia: FtseMib diretto verso test 15.000

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in calo dell’1,5% a 15.350 punti. Ormai il percorso ribassista per l’indice italiano è sempre più diretto verso i minimi di inizio mese a 15.000 punti, dove passa il 50% del ritracciamento di Fibonacci dell’ultimo rally. Male in bancari, con Banco Popolare, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano e Mediobanca che hanno terminato in calo di oltre 4 punti percentuali. Bene Ansaldo Sts (+2,3%) dopo i conti.

Valute: Yen, occhi puntati su decisione BoJ

Tra le valute, fallisce il recupero della moneta unica vs dollaro che, dopo aver toccato i nuovi massimi questo pomeriggio a 1,2923, torna a picchiare sul supporto a 1,2885. Domani le aste Btp potrebbero mettere pressione alla moneta unica se i rendimenti dovessero salire. In ogni caso il percorso ribassista vede i livelli successivi collocati a 1,2825 e 1,2800. Questa notte attenzione ai cross vs yen che potrebbero finire sotto pressione in vista della decisione della Bank of Japan. L’eur/jpy e l’usd/jpy sono saliti molto nelle ultime settimane scontando un intervento della Banca centrale giapponese. Se questo non dovesse accadere probabilmente la correzione prenderà piede.

Macro: Usa, famiglie risparmiano meno

Sul fronte macro, il dato sui consumi personali a settembre ha mostrato un rialzo dello 0,8% m/m, sopra le stime (+0,6%). Più contenuta la crescita dei redditi personali (+0,4% m/m). In realtà tenendo conto dell’inflazione il dato ha mostrato un rialzo dello 0,4%. Bene la vendita di auto, mentre il rialzo dei prezzi dei carburanti ha offuscato gran parte di questo rialzo. La sensazione è che il tasso di risparmio delle famiglie statunitensi sta diminuendo, elemento questo contrastante in ottica del fiscal cliff previsto per l’inizio del 2013. Dati contrastanti sono arrivati invece dall’indice manifatturiero della Fed di Dallas, salito a 1,8 punti dai -0,9 di settembre. Male il comparto della produzione sceso a 7,9 da 10 punti.

Titoli di Stato: Italia, Btp fino a 7 miliardi

Sul fronte governativo, bene l’asta Bot di questa mattina. Il rendimento sul titolo semestrale è sceso rispetto all’asta di un mese fa, con una domanda sostenuta. Particolare l’asta tedesca, che ha registrato una domanda in deciso calo con i rendimenti che sono saliti leggermente, approssimandosi allo zero. Domani gli investitori si concentreranno sull’asta Btp a medio lungo termine fino a un massimo di 7 miliardi di euro. Ci aspettiamo che i rendimenti potrebbero attestarsi in lieve calo rispetto a quella precedente.

Commodity: petrolio poco mosso

Tra le commodity, procede in calo l’oro, con il prezzo spot a 1.707 dollari/oncia. Prosegue intorno alla parità invece il petrolio, con il Wti che rimane a 86 dollari/barile, poco sopra i minimi della scorsa settimana. L’apprezzamento del dollaro tiene il comparto particolarmente ancorato ai minimi di seduta.

VINCENZO LONGO Market Strategist IG