Focus

Procedono contrastati gli indici statunitensi questo pomeriggio nonostante i dati migliori delle attese sulla fiducia dei consumatori. Il Dow Jones Industrial Average perde lo 0,26%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un -0,12% e l’S&P 500 un +0,18%. Seduta in timido rialzo in Europa, con il Ftse 100 di Londra che ha terminato pressoché invariato, mentre il Dax di Francoforte ha terminato a +0,44% e il Cac di Parigi a +0,32%. Ultima seduta di settimana altalenante in Europa, con gli indici che hanno parzialmente recuperato i guadagni della mattinata dopo aver virato in negativo a metà seduta. La nostra sensazione è che gli investitori abbiano voluto mettere da parte tutte le notizie negative macro e sulla crisi dell’area euro per cercare di recuperare il terreno perso nelle sedute precedenti. Continuano a intensificarsi le voci su un piano alternativo che le banche francesi starebbero studiando per prepararsi a un’uscita della Grecia. Intanto il premier olandese ha ribadito il proprio dissenso agli Eurobond. Tutte notizie potenzialmente negative che torneranno a intimidire l’Europa la prossima settimana in vista anche del referendum in Irlanda.

Italia: Ftse Mib, altra chiusura sopra i 13.000 punti

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in rialzo dello 0,36% a 13.154 punti. In luce i titoli legati alla maxi fusione tra Unipol (-2,2%) e Fondiaria Sai (+0,86%), con Milano Assicurazioni che ha terminato a +9,8% e Premafin a +4% dopo aver toccato +14% in seduta. Dai cda è emersa la notizia che si andrà avanti con la fusione a 4. Balzo di Lottomatica (+3,1%) dopo che Mediobanca ha alzato il target price a 19,1 euro. Positivi tutti i bancari, fatta eccezione per Monte dei Paschi di Siena, che cede quasi il 2% e Mediobanca (-0,34%).

Valute: euro/dollaro temporaneamente sotto 1,25

Tra le valute, brutta inversione di tendenza per l’euro/dollaro a metà seduta dopo una mattinata trascorsa in territorio positivo. Questa mattina i ribassisti sul cross avevano preso profitto dopo il lungo rally, determinando una lieve ripresa di quota per il cambio. Rimangono però i problemi e le incertezze sulla crisi dell’area euro e questo alimenta l’ingresso di nuove posizione corte. Dal punto di vista tecnico, il cross è ritornato sul livello di 1,2605 per poi virare in negativo e tornare su 1,2500, con una temporanea escursione a 1,2495, segnando i nuovi minimi da luglio 2010. L’impostazione di medio periodo rimane ribassista, ma se gli importanti dati macro Usa della prossima settimana (Pil e mercato del lavoro) dovessero risultare particolarmente deludenti potrebbero aprire definitivamente aprire la strada al quantitative easing della Federal Reserve, fornendo una boccata di ossigeno alla moneta unica. Azzera i guadagni della mattinata il dollaro statunitense contro lo yen nonostante i buoni dati sulla fiducia dei consumatori. Il modesto ritorno dell’avversione al rischio tra gli operatori in scia all’inversione di tendenza degli indici europei hanno spinto gli investitori a scaricarsi di dollari in vista del lungo week end data la chiusura delle borse statunitensi. Il cross scambia ora a 79,50 e non sembra avere la spinta necessaria per recuperare la soglia di 80,00. Questo genera ulteriore incertezza sul recupero della divisa Usa. Dal punto di vista grafico, il supporto odierno rimane a 79,20-79,00, mentre la resistenza rimane a 80,15.

Macro: fiducia consumatori Usa ai massimi dal 2007

Sul fronte macro, l’indice di fiducia redatto dall’Università del Michigan a maggio ha mostrato un rialzo superiore alle attese, raggiungendo i 79,3 punti dai 77,8 della stima flash e dai 76,4 di aprile. Si tratta del valore più alto dal 2007.

Titoli di Stato: domanda solida per aste italiane prossima settimana

Sul fronte governativo, deciso restringimento per lo spread nella seduta odierna, che si è portato sotto quota 400 punti base. Intanto il Tesoro italiano ha comunicato che martedì prossimo andranno in asta Bot a 6 mesi per 8,5 miliardi di euro e che giovedì scadranno titoli a breve termine per 12,16 miliardi di euro, mentre lunedì saranno emessi Ctz e Btp indicizzati all’inflazione per una forchetta compresa tra i 3-4,25 miliardi di euro. Ci aspettiamo una buona domanda visto il roll over di portafoglio dei gestori e un calo dei tassi di interesse se le pressioni intorno alla Grecia e alla Spagna dovessero attenuarsi.

Commodity: oro e petrolio si sgonfiano su ripresa dollaro

Tra le commodity, si sgonfiano oro e petrolio nel pomeriggio in scia con il recupero del dollaro Usa. Il metallo prezioso scambia a 1.564 dollari/oncia, mentre il petrolio si attesta a 90,80 dollari/barile.

Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy