Focus

Proseguono in lieve calo gli indici statunitensi questo pomeriggio dopo i deludenti dati macro sugli ordini di beni durevoli. Il Dow Jones Industrial Average cede lo 0,32%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un -0,36% e l’S&P 500 un -0,37%. In Europa il Ftse 100 di Londra ha terminato le contrattazioni a -0,92%, mentre il Dax di Francoforte ha fatto registrare un -0,98% e il Cac di Parigi un -1,14%. Gli indici dopo una fase interlocutoria questa mattina hanno poi virato in negativo in scia ai dati macro deludenti sugli ordini di beni durevoli di febbraio. Ci attendiamo che il dato si rifletterà sulla produzione industriale dei prossimi mesi. Appare abbastanza contraddittorio come tutti gli indici macro di febbraio, in particolare Ism e indici manifatturieri delle diverse Fed erano risultati abbastanza incoraggianti. In Europa i mercati sembrano focalizzare l’attenzione sul firewall a disposizione dei due fondi salva Stati (Esm-Efsf). Questo pomeriggio una fonte vicina al governo ha fatto sapere che la dotazione di 750 miliardi di euro avrà carattere temporaneo. Assume sempre più importanza il prossimo incontro di Copenaghen di venerdì dove verrà discusso l’eventuale estensione del firewall. Ci attendiamo che i mercati possano attendere proprio quella data per riprendere il trend rialzista dopo la pausa delle ultime settimane.

Italia: Ftse Mib, prosegue fase interlocutoria

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in calo dello 0,28% a 16.451 punti. Ancora in luce Finmeccanica (+3,21%) dopo aver segnato anche un rialzo del 9% in mattinata dopo i conti sul 2011. Pesante calo per Banca Popolare di Milano (-5,36%) dopo i conti. Deciso calo per le società legate all’operazione di fusione tra Unipol (-7,56%) e Fondiaria Sai (-6,3%), con Milano Assicurazioni che ha chiuso a -3,28% e Premafin a -5,48%, dopo la diffusione di voci sulle indagini condotte dalla Procura di Milano. Tra i bancari, buono spunto per Monte dei Paschi (+4,94%).

Valute: euro perde quota nel pomeriggio in scia dati Usa

Tra le valute, vira in negativo l’euro contro il dollaro nella tarda seduta odierna in scia all’andamento delle principali borse mondiali. La moneta unica si riporta sui minimi da due sedute sotto quota 1,3300, a 1,3290 dopo aver tentato invano un allungo a 1,3370.  Se il cross dovesse recuperate 1,33 e chiudere sopra 1,3330, ci attendiamo che possa tentare di recuperare i massimi di fine febbraio a 1,3485. Seduta volatile per il cambio tra il biglietto verde e lo yen in scia con l’andamento dei listini azionari. Nella notte il ritorno degli acquisti sulla valuta nipponica è stato guidato dagli esportatori giapponesi in vista della fine dell’anno fiscale (il 31 marzo). Riteniamo che nel corso delle prossime sedute, verosimilmente fino a venerdì, il cambio potrebbe finire sotto pressione  proprio per gli stessi motivi. Non hanno eccitato gli investitori i dati sugli ordinativi di beni durevoli di febbraio. Il cross nella notte ha testato il supporto a 82,60 e da lì ha trovato rimbalzo sino a 83,10, per poi tornare a 82,70. Il supporto odierno resta collocato a 82,60, mentre la prima area di resistenza passa per 83,40. Ripiega con decisione il cambio tra la sterlina e il dollaro statunitense nella seduta odierna dopo il Pil del 4° trimestre britannico sotto le attese. La lettura finale del dato ha evidenziato una contrazione dell’economia dello 0,3%, rivisto al ribasso dal -0,2% della stima preliminare. Decisa revisione al ribasso per il dato tendenziale (+0,5% da +0,7% precedente).  Sul dato hanno inciso un calo delle partite correnti (-8,5 miliardi di sterline) e una riduzione degli investimenti delle imprese (-3,3% t/t). Il cross dopo l’apertura intorno area 1,5950 ha ritracciato sotto 1,59, e si colloca ora a 1,5860, sull’area di supporto.

Macro: ordini preannunciano rallentamento produzione industriale

Sul fronte macro, deludono i dati sui nuovi ordini di beni durevoli a febbraio, che hanno segnato un rialzo del 2,2% rispetto al mese precedente (-3,6% a gennaio). Poco sopra le attese la componente che esclude i trasporti (+1,6% m/m da +1,5% atteso). Il maggior contributo è arrivato dal settore dei prodotto elettronici (+2,7%). Questa pomeriggio un segnale importante è arrivato dall’inflazione tedesca, il cui dato preliminare di marzo ha mostrato una decelerazione al 2,1% dal 2,3% di febbraio. Il rallentamento lascia spazio per ulteriori decisioni espansive da parte della Bce. è risultato in linea con le letture precedenti il dato finale del Pil in Francia nel 4° trimestre del 2011, a +0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.

Titoli di Stato: Bot, cresce appetibilità nonostante rendimenti in calo

Sul fronte governativo, questa mattina il Tesoro italiano ha emesso 8,5 miliardi di Bot a 6 mesi all’1,11%, al tasso più basso da settembre 2010. Solida anche la domanda pari a 1,5 volte l’offerta. Nonostante lo spread tra il Btp- Bund si sia allargato nell’ultima settimana (ora a 318 pb), il mercato primario continua a mostrare timidi miglioramenti. Non è del tutto scontato se pensiamo che ieri in Spagna questo non è accaduto.

Commodity: petrolio sotto pressione (-1,65%)

Tra le commodity, torna ad indebolirsi l’oro, sceso a quota 1.670 dollari/oncia. Deciso calo del petrolio questo pomeriggio dopo il dato deludente sugli ordini di beni durevoli e quello sullo scorte di greggio in Usa. Il Dipartimento dell’Energia ha fatto sapere che la scorsa settimana le scorte sono salite di 7,1 milioni di barili. Il cfd sul light crude oscilla intorno ai 105 dollari/barile, ai minimi da 4 sedute. Il prossimo supporto passa per 104,00, mentre la resistenza si colloca a 106,50 dollari. Intanto questa mattina il quotidiano Le Monde ha riportato la notizia secondo cui la Francia è in contatto con Usa e Gran Bretagna per il possibile rilascio delle riserve strategiche per cercare di contrastare le alte quotazioni del greggio.

Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy