Focus

Proseguono in deciso calo gli indici statunitensi in una seduta caratterizzata dalla mancanza di dati macro rilevanti. Il Dow Jones Industrial Average cede l’1,35%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un -1,64% e l’S&P 500 un -1,5%. Pesante calo per i listini europei, con il Ftse 100 di Londra che ha terminato a -1,8%, mentre il Dax di Francoforte ha fatto registrare un -2,2% e il Cac di Parigi un -2,8%. Gli investitori hanno incrementato le vendite a poco meno di un’ora dalla chiusura in scia con il peggioramento degli indici statunitensi. Riteniamo che il vero motivo dietro al calo di Wall Street sia legato più alla mancanza di dati macro che all’incertezza greca. Questo ha spinto i trader a proseguire la correzione iniziata ad aprile. In Europa, invece, pesa sugli investitori la mancata maggioranza politica in Grecia. Oggi il presidente greco ha incaricato il partito il leader del partito Syriza, Alexis Tsipras, a formare il nuovo governo. Non riteniamo che il partito di sinistra possa riuscire a conquistare i 151 seggi necessari per poter governare il Paese, se riuscisse ad avere l’appoggio dei partiti maggiori. Ribadiamo pertanto la view di elezioni a giugno. In generale il sentiment resta incerto e fragile e bisognerà attendere ancora qualche settimana per vedere delle schiarite.

Italia: Ftse Mib, volatilità resta alta

A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in calo del 2,37% a 13.936 punti. Precipitano Fiat (-4,11%), Finmeccanica (-6%) e A2a (-6,87%). Male i bancari, con Monte dei Paschi che ha terminato in calo del 4,27%, dopo che questa mattina è arrivata la bocciatura da parte di Société Generale (sell con target price di 0,20 euro). Tiene solo Banca Popolare di Milano (+0,53%). Timido calo per Piaggio (-0,92%) dopo i conti di oggi.

Valute: euro/dollaro, prosegue test 1,30

Tra le valute, oscilla intorno l’1,30 l’euro/dollaro in scia con l’andamento in rosso dei listini europei. Gli investitori non sembrano guardare i dati positivi provenienti dalla Germania. La moneta unica rimane soggetta all’incertezza politica che ruota attorno all’area euro. Nel corso della settimana, il movimento del cross dipenderà molto dalle decisioni degli investitori dall’altra parte dell’oceano che ascolteranno le dichiarazioni dei vari esponenti della Fed (Bernanke incluso) a commento i recenti dati sull’occupazione. Dal punto di vista tecnico, il cross rimane impostato al ribasso, con la media a 50 periodi che rimane sotto a quella a più lungo termine. L’incapacità di raggiungere i livelli di chiusura di venerdì dimostra come gli investitori siano scettici sulla valuta europea. Il primo obiettivo al ribasso rimane il minimo di ieri a 1,2955 e una rottura apre lo spazio a 1,2860. Nel breve periodo riteniamo che il principale obiettivo del cross rimanga 1,2625 (minimi del 2012). Prosegue poco mosso il cambio tra il biglietto verde e lo yen questa mattina in una seduta caratterizzata dalla mancanza di dati macro rilevanti. Il cross rimane vicino ai minimi di metà febbraio a 79,60 dopo aver respinto un primo test a 80,00 questa mattina. Ci attendiamo che la fase di debolezza non sia destinata a scomparire presto. Ricordiamo che il governo giapponese ha fatto sapere di essere pronto a impedire il forte apprezzamento della valuta locale per evitare danni agli esportatori nipponici.

Macro: produzione tedesca batte le stime

Sul fronte macro, altra seduta priva di spunti di rilievo in Usa. Questa mattina in Germania la produzione industriale relativa al mese di marzo ha registrato una crescita del 2,8% m/m (+0,8% il consenso). Rivisto al rialzo anche il dato di febbraio (a -0,3% da -1,3%).

Titoli di Stato: probabile ritorno appeal su titoli tedeschi

Sul fronte governativo, domani attesa asta Bund a 5 anni. Sarà interessante notare il rendimento medio e la domanda visti i nuovi massimi del decennale di oggi. Ci attendiamo che l’incertezza sulla Grecia possa riportare un certo appeal dei titoli tedeschi, anche se i tassi sono particolarmente bassi.

Commodity: oro ai minimi dal 5 gennaio su incertezza eurozona

Tra le commodity, dopo il pesante calo del petrolio nelle ultime sedute, oggi è toccato all’oro fare dietrofront. Il metallo giallo ha perso oltre il 2%, con il prezzo spot che ha toccato i minimi dal 5 gennaio a 1.600 dollari/oncia, dove passa il livello psicologico. Ci attendiamo che l’oro possa arrivare sino a 1.560-1.550 dollari/oncia dove si colloca il supporto statico. Male anche il petrolio che si sta spingendo verso i minimi di ieri notte a 95,35 dollari/barile.
Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy