In linea con il leggero andamento negativo di Wall Street di ieri, le principali borse asiatiche hanno chiuso questa mattina in ribasso, seppure marginale: il Nikkei è arretrato dello 0,13%, l’australiano S&P200/Asx dello 0,5% mentre Shangai ha sottoperformato con perdite di quasi il 2%. In controtendenza si è mosso il coreano Kospi, in rialzo dello 0.4%. A penalizzare le borse sono le notizie negative provenienti da Atene, dove i leader dei maggiori partiti non riescono a trovare un accordo su un nuovo piano di austerity, aumentando le possibilità che il paese possa andare in default.

I segnali di miglioramento della situazione in Europa, con il decennale italiano sceso a ridosso del 5,5%, sono però stati evidenziati dal Governatore della Banca Centrale Australiana Glenn Steven nel comunicato pubblicato dopo la riunione di politica monetaria per annunciare che i tassi rimangono invariati al 4,25%, contrariamente alle attese di mercato per un taglio al 4%. La domanda di commodities da parte della Cina, inoltre, sta sostenendo l’economia australiana secondo Stevens, che non ha escluso un taglio in futuro. Della decisione della Banca Centrale si è avvantaggiato il Dollaro Australiano, salito nei confronti delle principali valute internazionali e che ha registrato il massimo storico contro l’Euro.

Il forte ribasso della borsa cinese è stato provocato dalle dichiarazioni del Ministro dell’industria, secondo cui la crescita della produzione industriale dovrebbe rallentare nel trimestre in corso per il rallentamento dell’economia mondiale e della crisi in Europa.

In Giappone si sono messe in evidenza le società di spedizioni dopo che il Baltic Dry Index, un barometro della domanda di spedizioni, ha interrotto un trend al ribasso di 33 sedute.