Le principali borse asiatiche hanno registrato un andamento contrastato dopo la decisione della Fed di estendere sino alla fine dell’anno la cosiddetta “Operation Twist”, ossia la vendita di titoli governativi a breve termine e l’acquisto contemporaneo di titoli a lungo termine, e per le indicazioni negative per il settore manifatturiero cinese arrivate dall’andamento dell’indice PMI. Il Nikkei è riuscito a sovraperformare chiudendo in rialzo dell’1% grazie alla debolezza dello Yen. Hanno, invece, chiuso in calo l’Hang Seng di Hong Kong e il Kospi coreano, rispettivamente a -0,9% e -0,8%.

Il ribasso dello Yen spinge il Nikkei

La borsa giapponese è stata sostenuta dal calo dello Yen nei confronti del Dollaro statunitense, che favorisce le società esportatrici. L’incremento della politica monetaria espansiva da parte della Fed non ha impressionato il mercato riducendo le pressioni al ribasso sul biglietto verde, mentre la nomina di due nuovi membri nel consiglio direttivo della Bank of Japan da parte del parlamento ha aumentato le possibilità che in Giappone la politica monetaria possa farsi più espansiva. Sony è salita dello 0,2%, Canon dell’1,7% e Toyota dell’1,3%.

Gli altri mercati asiatici hanno risentito dell’andamento dell’indice PMI manifatturiero in Cina, che è rimasto sotto la soglia di 50 per l’ottavo mese consecutivo. Il dato ha evidenziato come i recenti stimoli monetari decisi dalla banca centrale cinese non abbiano ancora invertito il trend negativo dell’economia. Ne hanno risentito in particolare le risorse di base, con BHP Billiton che a Sidney ha perso l’1,4%.