Dopo una lunga attesa e qualche uscita a suon di tweet, il Consiglio dei Ministri ha varato le tanto attese misure sul Bonus Irpef. Confermati gli 80 euro in busta paga da maggio 2014 per i cittadini che percepiscono un reddito lordo da 8 mila a 26 mila euro annui (le misure per incapienti e partite Iva sono previste nelle prossime settimane). Un totale di dieci miliardi per dieci milioni di persone che beneficeranno del taglio del cuneo fiscale su base annua con 6,7 miliardi a copertura da maggio a dicembre 2014 che diventeranno 14 nel 2015 (foto by InfoPhoto). Un decreto legge denominato “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale – Per un’Italia coraggiosa e semplice” che prevede ”interventi finalizzati a maggior efficienza, razionalizzazione, equità e rilancio del Paese” si legge nella nota di Palazzo Chigi.

Ancora una volta sono i tweet, dieci, dall’account ufficiale del governo, a illustrare le misure approvate dal premier Matteo Renzi  e del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan. Secondo l’esecutivo “le misure di riduzione del cuneo fiscale hanno l’obiettivo di stimolare l’economia attraverso un aumento dei consumi e la creazione di un ambiente economico più favorevole agli imprenditori e agli investimenti produttivi”. Oltre al credito di imposta, la seconda misura di riduzione fiscale riguarda l‘Irap, che viene tagliata del 10% e la cui aliquota principale scenderà dal 3,9% al 3,5% per un beneficio finanziario per le imprese nel 2014 di 700 milioni.

Dopo le polemiche scaturite dalle bozze, Sanità, Istruzione e misre sui Caf sono state salvate dal decreto. Coperture per 1,8 miliardi arriveranno dalle banche con l’aumento al 26% (e non al 20% come si ipotizzava) dell’aliquota d’imposta sulla rivalutazione delle quote di Banca d’Italia e delle rendite finanziarie per tutti i servizi/prodotti attualmente tassati al 20%. Altri 600 milioni saranno attinti dall’aumento del gettito dell’Iva, 300 milioni (certi perché già effettuati) dalla lotta all’evasione fiscale e 100 milioni dal mancato obbligo di pubblicare sui giornali le aste e le gare pubbliche.

Altri 100 milioni arriveranno dalla riorganizzazione delle società municipalizzate (che Renzi vuol ridurre in tre anni da 8.000 a 1.000) ma la fetta più grossa sono i 2,1 miliardi dalla razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi che lascia ad enti locali, regioni e ministeri 60 giorni di tempo per effettuare tagli intelligenti pena lo scatto di tagli lineari (dovrebbe iniziare un percorso di “aggregazione” dei centri di costo che ora sono 32mila e che entro un anno dovranno essere ridotti a 40-50). Inoltre lo spazio per dipendente negli uffici pubblici passerà da una media attuale di 44 mq a un massimo di 24 mq.

Ben 900 milioni, invece, contano di essere recuperati dalle misure per la “sobrietà” delle spese tra cui 150 milioni saranno versati dalla Rai, chiamata a partecipare al risanamento e autorizzata a vendere Rai way e a riorganizzare le sedi regionali. Dalla Difesa saranno incassati circa 400 milioni di euro di cui 150 con lo spostamento del programma F35 mentre 200 milioni da tagli nei ministeri, 310 milioni da costi di tesoreria, 100 milioni dalla riorganizzazione delle province. Tra i cavalli battaglia di Renzi fissato il tetto di 5 auto blu a ministero e quello di 240mila euro agli stipendi dei manager e dei dipendenti statali (compresi i magistrati) passando per l’abolizione delle tariffe postali agevolate per i candidati alle elezioni.

Queste in sintesi le coperture del decreto:
2,1 miliardi – razionalizzazione acquisti beni e servizi
1,8 miliardi – rivalutazione delle quote di Bankitalia
1 miliardo – taglio delle agevolazioni alle imprese
900 milioni – sobrietà delle spese
600 milioni – aumento dell’Iva
300 milioni – lotta all’evasione fiscale
100 milioni – misure di innovazione
100 milioni – riorganizzazione delle società municipalizzate