Nelle intenzioni di Enrico Letta e del suo Governo avrebbe dovuto rilanciare alla grande l’economia, guarendo in parte la piaga della disoccupazione giovanile. Ma i fatti, ancora una volta, non gli hanno dato ragione. Il bonus per le assunzioni di giovani, per il quale l’Esecutivo aveva stanziato 1,5 miliardi di euro, è sostanzialmente fallito. La misura, decisa nel cosiddetto “decreto del fare“, cioè il decreto legge n. 69 del 21 giugno 2013 (convertito dalla legge n. 98 del 9 agosto 2013), prevede un incentivo alle imprese fino a 650 euro mensili per 18 mesi per ogni disoccupato tra i 18 e i 29 anni assunto a tempo indeterminato. L’incentivo è riconosciuto per le imprese che aumentano il personale, non per chi semplicemente lo sostituisce.

Nelle previsioni del Governo, questo bonus avrebbe dovuto consentire circa 100mila nuovi posti entro l’inizio del 2015. Ma siamo lontanissimi. L’Inps ha diffuso i dati aggiornati alla fine di giugno: le domande di bonus confermate sono solo 22.124. Teoricamente, per rispettare la tabella di marcia delle previsioni, a questo punto dovrebbero essere poco più di 33mila. Perché questo fallimento? Perché la crisi è ancora più profonda delle valutazioni governative. E, soprattutto, perché per rendere di nuovo conveniente l’investimento industriale in Italia serve molto di più: norme certe e moderne, processi civili rapidi, imposizione fiscale meno esosa, infrastrutture all’altezza. Eccetera, eccetera. Altro che bonus.