Il 25 per cento delle persone che ha ricevuto il bonus di 80 euro messo a disposizione dal governo Renzi nel 2014 lo ha dovuto restituire. Si tratta di un beneficiario su otto, per una cifra complessiva che si aggira attorno ad 1,4 miliardi di euro. Il problema avrebbe riguardato soprattutto chi si trova ad avere un reddito molto basso perché costoro non avrebbero avuto diritto al bonus.

La fascia di reddito entro cui il bonus di 80 euro andava concesso, infatti, doveva riguardare chi rientrata tra gli ottomila e i ventiseimila euro all’anno. Molti datori di lavoro – cui spettava di presentare la richiesta da parte dei propri dipendenti – avrebbero così inoltrato istanza anche per i lavoratori che non avrebbero avuto diritto alla somma extra. Da qui, ora, il problema della restituzione dei soldi all’Agenzia delle Entrate. Un problema per molti cittadini, anche perché, come già specificato, tanti di loro hanno redditi inferiori agli ottomila euro all’anno. L’errore ha riguardato però anche coloro che presentano un reddito superiore ai ventiseimila euro ovviamente.

Per quanto riguarda il rimborso medio da parte dei lavoratori, sarebbe stato calcolato che ognuno di coloro che ha dovuto restituire le somme avrebbe reso circa duecentoventi euro. Dell’intero somma rimborsata alle casse dello Stato, almeno cinquantacinque milioni sarebbero stati pagati da chi ha molte difficoltà a pagare le tasse a causa del basso o bassissimo reddito. Ognuno di questi soggetti che ha reddito basso o bassissimo avrebbe dovuto restituire almeno centosessanta euro.

In questi giorni molte testate stanno pubblicando i racconti di coloro che, presentando basso reddito, si sono trovati in difficoltà con la restituzione dei bonus di 80 euro. Molti affermano di essersi ritrovati coinvolti in una sorta di beffa: lo Stato ha prima concesso il bonus e poi se l’è ripreso.

“E’ così che lo Stato italiano aiuta le persone che guadagnano poco? Regalando loro soldi quando riescono a lavorare e poipretendendoli indietro perché alla fine dell’anno non hanno guadagnato abbastanza? Dando oltretutto per scontato che ne abbiano la disponibilità?”. Eugenia Pages, 31 anni, è cuoca. Nel 2015 si è vista riconoscere il bonus da 80 euro, salvo poi scoprire, quasi un anno dopo, che non ne aveva diritto. Perché il suo reddito è stato troppo basso. E così deve restituire la somma all’Agenzia delle Entrate. Ma se il bonus è stato erogato un poco alla volta in busta paga, 80 euro al mese appunto, ora la ragazza si trova costretta a restituire tutto in un’unica soluzione. Centinaia di euro in una botta sola. E non è certo l’unica. Nel 2015 si sono contati 1,4 milioni di italiani obbligati a rinunciare al bonus, praticamente uno ogni otto beneficiari dello sgravio. Di questi 341mila avevano un reddito sotto i 7.500 euro all’anno. Unsacrificio, ma soprattutto una beffa.

“Trovo tutto questoridicolo e vergognoso. Io in qualche modo la sfango, ma chi non lavora tutto inverno e deve pagare sull’unghia, come fa?”. La scorsa estate Pages ha lavorato per tre mesi in un ristorante di Chiavari, in provincia di Genova, e per due mesi ha percepito l’indennità di disoccupazione. Nei tre mesi di lavoro, la cuoca ha portato a casa poco più di 4mila euro. Il datore ha chiesto l’erogazione del bonus anche se non le spettava e di conseguenza anche l’Inps le ha concesso il beneficio sul sussidio di disoccupazione. “Poi a maggio mi ha chiamato la commercialista – prosegue la signora – E mi ha detto che l’Agenzia delle Entrate mi chiedeva di restituire il bonus. Quello che mi dà veramente fastidio non è che lo Stato richieda i soldi indietro, perché se non mi spettano è giusto che se li riprenda, ma sono le modalità dell’erogazione e della restituzione“.

“Punita per non aver trovato un lavoro in regola” – Nel 730 precompilato che si è trovata di fronte compare la scritta: “In sede di dichiarazione è stato recuperato il bonus Irpef non spettante erogato dal datore di lavoro per un importo pari a 410 euro”. Insomma, la cuoca ora deve restituire in un colpo solo un decimo di quanto ha guadagnato a lavoro l’anno scorso. “Quindi cosa dovrò fare quest’estate, quando finalmente lavorerò di nuovo perché inizia la breve stagione turistica? – si chiede Eugenia – Tenere da parte 80 euro al mese perché l’anno prossimo mi saranno richiesti indietro? Cioè, sarò punita come quest’anno perché non sono stata in grado di trovare un altro lavoro decente, regolare, pagato a norma e non in nero o con i voucher?”.