Siamo una repubblica delle banane anche per cose così. Chi abita in Toscana deve pagare il bollo auto anche se il suo veicolo è sottoposto alle ganasce fiscali – e quindi non è utilizzabile. Fino al 2012 succedeva lo stesso anche nelle Marche, ma poi la Consulta ha dichiarato incostituzionale la relativa legge regionale

Peccato che la normativa nazionale preveda in questo caso l’esenzione, e che, nel 2004 la Corte Costituzionale aveva stabilito che le regioni potevano differenziarsi solo per l’importo da richiedere. Tutte le differenze sarebbero dovute sparire entro il 2008 – il termine è stato poi prorogato diverse volte.

E si sono verificate situazioni limite per cui – ad esempio – il Lazio ha approvato una legge regionale per cui si deve pagare il bollo anche se si perde il veicolo – ad esempio per furto – e  non lo si registra al Pra

Questo è solo uno dei tanti casi paradossali. Come quello di chi si trasferisce in Piemonte o Lombardia. Le due regioni hanno scadenze diverse dalle altre regioni, per cui quando si cambia residenza bisogna effettuare un versamento di raccordo

Tutto è nato dalla moda del federalismo fiscale e dall’ultima legge in tema (il Dlgs 68/2011) che all’articolo 8 si limita ad affermare che “fermi restando i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legislazione statale, le Regioni disciplinano la tassa automobilistica regionale“. Frase oscura che dice poco e che la Consulta ha cercato di chiarire con la bocciatura della legge regionale delle Marche: il bollo non si può ancora considerare un “tributo proprio” delle Regioni. Esse possono “modificare le aliquote e disporre esenzioni, detrazioni e deduzioni nei limiti e secondo i criteri fissati dalla legislazione statale e nel rispetto della normativa comunitaria“.

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