Tra poco meno di un messo, ovvero dal primo gennaio del prossimo anno, partirà la riforma delle tariffe voluta dall’Autorità per l’energia e che interesserà gradualmente i 30 milioni di utenti elettrici domestici italiani. La riforma recepisce la direttiva europea 27/2012 sull’efficienza energetica e prevede prima di tutto un graduale superamento dell’attuale struttura tariffaria – nata a seguito degli shock petroliferi degli anni Settanta una quarantina di anni fa – che prevede un costo unitario del kilowattora che cresce per scaglioni quando si superano determinate soglie di prelievo.

A regime – ovvero fra tre anni – la tariffa di rete e quella per gli oneri di sistema – insieme rappresentano più del 40% di ogni bolletta -, saranno uguali per tutti, qualunque sia il livello di consumo. Questo cambiamento nella tariffazione provocherà un aumento dei costi per chi consuma meno – come i single o le famiglie con un solo figlio o un solo genitore, ed una riduzione degli oneri per chi consuma di più – come le famiglie numerose.

Per le famiglie a basso reddito che si trovano in stato di bisogno, l’Autorità per l’energia ha previsto degli ammortizzatori che annulleranno ogni possibile aggravio determinato dalle nuove tariffe. Lo strumento deputato a risolvere questa situazione è il bonus sociale di sconto. Dal 2016 l’Autorità per l’energia ha previsto il suo potenziamento. L’obiettivo è coprire le famiglie a basso reddito che potrebbero essere interessate dai primi passi della riforma. Come spiega in un comunicato l’Autorità per l’energia, questa “ha segnalato a Governo e Parlamento l’opportunità di rafforzare stabilmente il bonus, sia in termini di intensità, portando lo sconto sulla bolletta dall’attuale 20% fino al 35% della spesa, sia con un ampliamento della platea di chi ne ha diritto” quando la riforma dispiegherò tutti i suoi effetti.