Chi in questo periodo ha deciso di investire i propri risparmi nel gioco in borsa avrà ormai familiarizzato con i trend dei prezzi dei prodotti e degli indici che seguono l’andamento della politica economica dei paesi. L’eccezione che conferma la regola arriva dal Giappone.

Come era già accaduto per BCE e FED, l’intervento della banca centrale giapponese, avrebbe dovuto iniettare nuova liquidità nel mercato asiatico determinando un crollo dello yen ed una ripesa degli investimenti nel paese.

Probabilmente le decisioni del Giappone non hanno convinto gli investitori che hanno valutato l’intervento come molto debole rispetto a quello già ascoltato dalla BCE e dalla FED.

Per esempio Draghi ha spiegato di essere pronto ad acquisti illimitati di bond al fine di far crollare o comunque di calmierare i rendimenti dei titoli dei paesi in crisi. Una cosa molto simile l’ha promessa anche Bernanke, che punta invece sull’acquisto di titoli garantiti da mutui ipotecari.

La banca del Giappone, invece ha solo aggiunto 10 mila miliardi di yen nel suo fondo di acquisto asset e nonostante si tratti di una quantità doppia rispetto alle previsioni, l’indebolimento dello yen è stato parziale.

Anche ieri, pur attestandosi in leggera flessione rispetto ai giorni precedenti, la valuta giapponese dimostrava di essere ancora molto forte sul mercato.