Tagliare le spese dello stato partendo dalla riduzione degli stipendi per i politici. È questo quel che propongono molti economisti e molti cittadini interessati ad apprendere le buone maniere dal buon esempio di chi governa.

A quanto pare questo provvedimento è inserito nella manovra presentata da Tremonti al Consiglio dei Ministri ma coinvolgerà i parlamentari soltanto a partire dall’anno prossimo.

Molto più vicino in termini di tempo è l’intervento sul pubblico impiego.

Gli economisti definiscono la manovra dedicata ai dipendenti pubblici “parzialmente aperta” perché ha come obiettivo quello di far risparmiare allo Stato 1,1 miliardi di euro nel biennio 2013-2015 e altri 370 miliardi annui a partire dal 2016.

Le modalità di recupero di denaro prevedono in primo luogo un nuovo stop alle contrattazioni degli stipendi, accompagnato da una proroga al blocco degli stipendi per gli statali, introdotto già nel 2010.

Com’è facile intuire, fin qui non c’è niente di nuovo.

La vere novità sono nella spinta alla mobilità, nei piani di razionalizzazione e nell’introduzione del criterio di meritocrazia tra i dipendenti pubblici. Questa proposta era stata avanzata dal ministro Brunetta già l’anno scorso ma poi era stata congelata dal Governo.

Altro intervento ventilato dai media è quello sulle nuove regole per la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro, cui si unisce un giro di vite sulle visite fiscali.